Traduzione di Paragrafo 66, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Ceterum militaris quoque conspiratio non ultra fefellit, accensis [quoque] indicibus ad prodendum Faenium Rufum, quem eundem conscium et inquisitorem non tolerabant. Ergo instanti minitantique renidens Scaevinus neminem ait plura scire quam ipsum, hortaturque ultro redderet tam bono principi vicem. Non vox adversum ea Faenio, non silentium, sed verba sua praepediens et pavoris manifestus, ceterisque ac maxime Cervario Proculo equite Romano ad convincendum eum conisis, iussu imperatoris a Cassio milite, qui ob insigne corporis robur adstabat, corripitur vinciturque.

Traduzione all'italiano


Peraltro, anche la congiura dei militari non rimase più a lungo nascosta, perché chi parlava si sentiva sollecitato a fare il nome di Fenio Rufo, non tollerando il suo doppio ruolo di congiurato e di inquisitore. Perciò, di fronte alle sue pressioni e alle sue minacce, ecco Scevino dichiarare, sogghignando, che nessuno ne sapeva più di lui, e lo invita a dimostrare la sua gratitudine a un principe così buono. A tali parole Fenio non seppe né ribattere né tacere, ma si mise a balbettare qualcosa, tradendo lo sgomento, sicché gli altri, e in particolare il cavaliere romano Cervario Proculo, si impegnarono a fondo per indurlo a confessare, fino a che, per ordine dell'imperatore, fu preso e messo in catene dal soldato Cassio che, per l'eccezionale forza fisica, Nerone si teneva al fianco.