Traduzione di Paragrafo 60, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Proximam necem Plautii Laterani consulis designati Nero adiungit, adeo propere, ut non complect liberos, non illud breve mortis arbitrium permitteret. Raptus in locum servilibus poenis sepositum manu Statii tribuni trucidatur, plenus constantis silentii nec tribuno obiciens eandem conscientiam.
Sequitur caedes Annaei Senecae, laetissima principi, non quia coniurationis manifestum compererat, sed ut ferro grassaretur, quando venenum non processerat. Solus quippe Natalis et hactenus prompsit, missum se ad aegrotum Senecam, uti viseret conquerereturque, cur Pisonem aditu arceret: melius fore, si amicitiam familiari congressu exercuissent. Et respondisse Senecam sermone mutuos et crebra conloquia neutri conducere; ceterum salutem suam incolumitate Pisonis inniti. Haec ferre Gavius Silvanus tribunus praetoriae cohortis, et an dicta Natalis suaque responsa nosceret percunctari Senecam iubetur. Is forte an prudens ad eum diem ex Campania remeaverat quartumque apud lapidem suburbano rure substiterat. Illo propinqua vespera tribunus venit et villam globis militum saepsit; tum ipsi cum Pompeia Paulina uxore et amicis duobus epulanti mandata imperatoris edidit.

Traduzione all'italiano


Nerone fece subito seguire la morte del console designato Plauzio Laterano, con tale precipitazione da non lasciargli il tempo di abbracciare i figli né di essere padrone di scegliere il tipo di morte. Trascinato nel luogo riservato alla pena per gli schiavi, viene trucidato per mano del tribuno Stazio: rinserrato in un silenzio fermissimo, non rinfacciò al tribuno la complicità nella stessa congiura. Segue la morte di Anneo Seneca, graditissima al principe: non che fosse provata la sua connivenza coi congiurati, ma Nerone era ansioso, dopo l'insuccesso del veleno, di rivolgergli contro un'arma. Il suo nome, in realtà, l'aveva fatto il solo Natale, limitandosi a dire di essere stato mandato per far visita a Seneca indisposto e per esprimergli il rammarico che non volesse ricevere Pisone, e a formulargli invece la proposta di ravvivare l'amicizia con un incontro privato; la risposta di Seneca era stata che lo scambio di idee in colloqui frequenti non serviva a nessuno dei due, mentre d'altra parte la sua salvezza si basava sull'incolumità di Pisone. Il tribuno della coorte pretoria Gavio Silvano ebbe l'ordine di riferire a Seneca questa deposizione e di chiedergli se riconosceva come vere le parole di Natale e la sua risposta. Proprio quel giorno, per caso o a ragione veduta, Seneca era tornato dalla Campania e si era fermato a quattro miglia da Roma in una sua proprietà suburbana. Là arrivò, sul far della sera, il tribuno e fece circondare la villa dai soldati; poi comunicò l'ordine dell'imperatore all'interessato, mentre cenava con la moglie Pompea Paolina e due amici.