Traduzione di Paragrafo 55, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur coepta luce Milichus in hortos Servilianos pergit; et cum foribus arceretur, magna et atrocia adferre dictitans deductusque ab ianitoribus ad libertum Neronis Epaphroditum, mox ab eo ad Neronem, urgens periculum, graves coniuratos et cetera, quae audiverat coniectaverat, docet; telum quoque in necem eius paratum ostendit accirique reum iussit. Is raptus per milites et defensionem orsus, ferrum, cuius argueretur, olim religione patria cultum et in cubiculo habitum ac fraude liberti subreptum respondit. Tabulas testamenti saepius a se et incustodia dierum observatione signatas. Pecunias et libertates servis et ante dono datas, sed ideo tunc largius, quia tenui iam re familiari et instantibus creditoribus testamento diffideret. Enimvero liberales semper epulas struxisse, [dum ageret] vitam amoenam et duris iudicibus parum probatam. Fomenta vulneribus nulla iussu suo, sed quia cetera palam vana obiecisset, adiungere crimen, [cu]ius se pariter indicem et testem faceret. Adicit dictis constantiam; incusat ultro intestabilem et consceleratum, tanta vocis ac vultus securitate, ut labaret indicium, nisi Milichum uxor admonuisset Antonium Natalem multa cum Scaevino ac secreta collocutum et esse utrosque C. Pisonis intimos.

Traduzione all'italiano


All'alba dunque Milico si diresse agli orti di Servilio. Trovandosi sbarrato il passaggio, insiste nel dire che reca informazioni importanti e terribili finché i portieri lo conducono dal liberto di Nerone Epafrodito e questi, subito, da Nerone, al quale spiega il pericolo imminente, la serietà della congiura e quant'altro aveva udito e supposto; mostra anche l'arma destinata a ucciderlo e chiede di far venire l'accusato. Trascinato lì dai soldati, Scevino rispose a sua difesa che l'arma, per cui lo si accusava, era un caro ricordo di suo padre; la teneva in camera e il liberto gliela aveva perfidamente sottratta. Quanto al testamento, l'aveva steso più volte, senza preoccuparsi di annotare quando. Il denaro e la libertà agli schiavi li aveva donati anche prima, ma in quell'occasione con maggiore generosità, perché, col patrimonio in dissesto e sotto le pressioni dei creditori, non si fidava del testamento. La tavola poi l'aveva sempre imbandita senza risparmio; e la sua vita era gaudente e non riceveva certo approvazione da parte di severi censori. Circa le bende per le ferite, nessun ordine era venuto da lui, ma, poiché gli altri addebiti risultavano chiaramente inconsistenti, il liberto aggiungeva ora quest'accusa, per essere al contempo accusatore e teste. Accompagnò le sue delucidazioni con un tono sicuro e disinvolto. Passa poi, a sua volta, ad accusare il liberto di essere un detestabile figuro, con un tono di voce e un'espressione così ferma, che ormai l'accusa si sgretolava, senonché la moglie ricordò a Milico che Antonio Natale aveva parlato a lungo e in segreto con Scevino e che erano entrambi intimi di Pisone.