Traduzione di Paragrafo 52, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Coniuratis tamen metu proditionis permotis placitum maturare caedem apud Baias in villa Pisonis, cuius amoenitate captus Caesar crebro ventitabat balneasque et epulas inibat omissis excubiis et fortunae suae mole. Sed abnuit Piso, invidiam praetendens, si sacra mensae diique hospitales caede qualiscumque principis cruentarentur: melius apud urbem in illa invisa et spoliis civium exstructa domo vel in publico patraturos quod pro re publica suscepissent. Haec in commune, ceterum timore occulto, ne L. Silanus exilia nobilitate disciplinaque C. Cassii, apud quem educatus erat, ad omnem claritudinem sublatus imperium invaderet, prompte daturis, qui a coniuratione integri essent quique miserarentur Neronem tamquam per scelus interfectum. Plerique Vestini quoque consulis acre ingenium vitavisse Pisonem crediderunt, ne ad libertatem oreretur, vel delecto imperatore alio sui muneris rem publicam faceret. Etenim expers coniurationis erat, quamvis super eo crimine Nero vetus adversum insontem odium expleverit.

Traduzione all'italiano


Scossi dal timore del tradimento, i congiurati decisero di stringere i tempi e di uccidere Nerone a Baia nella villa di Pisone, assai frequentata da Cesare, che si era innamorato della sua bellezza, e dove faceva bagni e banchettava senza scorte e libero dal cerimoniale dovuto al suo altissimo rango. Ma si oppose Pisone, adducendo l'odiosità del gesto, se si fossero macchiati la sacralità della mensa e gli dèi ospitali con il sangue di un principe, chiunque fosse: meglio concludere l'azione progettata per il bene dello stato a Roma, nel palazzo tanto detestato e costruito con le spoglie dei cittadini, oppure in un luogo pubblico. Così argomentava di fronte agli altri, ma lo rodeva il segreto timore che Lucio Silano, forte della sua specchiata nobiltà e reso degno, grazie al rigore dell'educazione ricevuta da Gaio Cassio, di ogni ruolo, per alto che fosse, potesse impadronirsi del potere, che gli avrebbero offerto senza riserve gli estranei alla congiura o chi avesse commiserato Nerone, se eliminato con un delitto. Molti erano convinti che Pisone avesse voluto evitare il rischio che il console Vestino, col suo temperamento deciso, ripristinasse le libertà repubblicane oppure facesse dono dello stato a un altro imperatore da lui scelto. Infatti Vestino era estraneo alla congiura, per quanto poi Nerone, approfittando di quell'accusa, abbia sfogato sopra un innocente il suo antico odio contro di lui.