Traduzione di Paragrafo 50, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Ergo dum scelera principis, et finem adesse imperio diligendumque, qui fessis rebus succurreret, inter se aut inter amicos iaciunt, adgregavere Claudium Senecionem, Cervarium Proculum, Vulcacium Araricum, Iulium Augurinum, Munatium Gratum, Antonium Natalem, Marcium Festum, equites Romanos. Ex quibus Senecio, e praecipua familiaritate Neronis, speciem amicitiae etiam tum retinens eo pluribus periculis conflictabatur; Natalis particeps ad omne secretum Pisoni erat; ceteris spes ex novis rebus petebatur. Adscitae sunt super Subrium et Sulpicium, de quibus rettuli, militares manus Gavius silvanus et Statius Proxumus tribuni cohortium praetoriarum, Maximus Scaurus et Venetus Paulus centuriones. Sed summum robur in Faenio Rufo praefecto videbatur, quem vita famaque laudatum per saevitiam impudicitiamque Tigellinus in animo principis anteibat, fatigabatque criminationibus ac saepe in metum adduxerat quasi adulterum Agrippinae et desiderio eius ultioni intentum. Igitur ubi coniuratis praefectum quoque praetorii in partes descendisse crebro ipsius sermone facta fides, promptius iam de tempore ac loco caedis agitabant. Et cepisse impetum Subrius Flavus ferebatur in scaena canentem Neronem adgrediendi, aut cum [ardente domo] per noctem huc illuc cursaret incustoditus. Hic occasio solitudinis, ibi ipsa frequentia tanti decoris testis pulcherrima animum exstimulaverunt, nisi impunitatis cupido retinuisset, magnis semper conatibus adversa.

Traduzione all'italiano


Mentre dunque questi lasciavano cadere il discorso, fra loro o in compagnia di amici, sui delitti del principe, sulla prossima fine dell'impero e sulla necessità di scegliere una persona che ristabilisse una situazione così compromessa, si associarono i cavalieri romani Claudio Senecione, Cervario Proculo, Vulcacio Ararico, Giulio Augurino, Munazio Grato, Antonio Natale e Marcio Festo. Fra questi Senecione, poiché, dati i rapporti intimi col principe, continuava a mantenere una facciata di amicizia, era esposto ai rischi maggiori; Natale godeva della piena confidenza di Pisone, gli altri riponevano le loro speranze in un sovvertimento politico. Venne conquistato alla congiura, oltre a Subrio e a Sulpicio, già indicati, il valido appoggio di militari quali Gavio Silvano e Stazio Prossimo, tribuni di coorti pretorie, nonché i centurioni Massimo Scauro e Veneto Paolo. Ma l'uomo su cui sembravano maggiormente contare era il prefetto Fenio Rufo, oggetto di lodi per la sua vita irreprensibile, ma superato, nella predilezione del principe, grazie alla ferocia e alla immoralità di cui aveva dato prova, da Tigellino, che anzi lo perseguitava con accuse continue e lo aveva allarmato, facendolo passare per amante di Agrippina e smanioso, nel rimpianto di lei, di vendicarla. Quando dunque i congiurati ebbero la certezza, per le sue ripetute dichiarazioni, di averlo dalla loro parte, presero a discutere con maggiore disinvoltura del tempo e del luogo dell'attentato. Si diceva che Subrio Flavo avesse provato l'impulso di assalire Nerone mentre cantava sulla scena o mentre correva nel palazzo in preda alle fiamme, qua e là, di notte e senza scorta. In questo caso l'avrebbe eccitato la fortunata combinazione di essere solo, nell'altro proprio la folla, straordinario testimone di un gesto così nobile, ma sempre lo trattenne la preoccupazione dell'impunità, ostacolo usuale ai generosi propositi.