Traduzione di Paragrafo 37, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Ipse quo fidem adquireret nihil usquam perinde laetum sibi, publicis locis struere convivia totaque urbe quasi domo uti. Et celeberrimae luxu famaque epulae fuere, quas a Tigellino paratas ut exemplum referam, ne saepius eadem prodigentia narranda sit. Igitur in stagno Agrippae fabricatus est ratem, cui superpositum convivium navium aliarum tractu moveretur. Naves auro et ebore distinctae; remigesqe exoleti per aetates et scientiam libidinum componebantur. Volucres et feras diversis et terris at animalia maris Oceano abusque petiverat. Crepidinibus stagni lupanaria adstabant inlustribus feminis completa, et contra scorta visebantur nudis corporibus. Iam gestus motusque obsceni; et postquam tenebrae incedebant, quantum iuxta nemoris et circiumiecta tecta consonare cantu et luminibus clarescere. Ipse per licita atque inlicita foedatus nihil flagitii reliquerat, quo corruptior ageret, nisi paucos post dies uni ex illo contaminatorum grege (nomen Pythagorae fuit) in modum solemnium coniugiorum denupsisset. Inditum imperatori flammeum, missi auspices; dos et genialis torus et faces nuptiales, cuncta denique spectata, quae etiam in femina nox operit.

Traduzione all'italiano


Nerone, onde rendere credibile la sua assoluta preferenza per Roma in confronto a ogni altro luogo, allestiva banchetti in luoghi pubblici e usava dell'intera città come di casa propria. Il più famoso, per sontuosità e per la risonanza avuta, fu quello organizzato da Tigellino, che citerò come esempio, per non dover tornare altre volte su simili sperperi. Costruì dunque sul lago d'Agrippa uno zatterone, su cui allestire il convito, tratto a rimorchio da altre navi. Le navi avevano fregi d'oro e d'avorio e i rematori erano costituiti da giovani amasii, distinti per età e specializzazione nella libidine. Aveva fatto venire selvaggine e bestie esotiche dalle terre più lontane e animali marini fin dall'Oceano. Sulle banchine del lago sorgevano lupanari zeppi di nobildonne e di fronte si mettevano in mostra prostitute tutte nude. Già i gesti e le movenze erano osceni; e, al calar delle tenebre, i boschi d'intorno e le costruzioni circostanti risuonavano di canti in uno sfavillio di luci. Nerone, già sozzo d'ogni bruttura al di là del lecito e dell'illecito, sembrò non trascurare infamia alcuna per superare se stesso nella corruzione, senonché, pochi giorni dopo, volle, e con tutta la solennità del rituale, sposare uno di quel branco di porci, un certo Pitagora. All'imperatore fu messo il velo da sposa e furono convocati i testimoni augurali; si poterono vedere la dote, il letto consacrato al nume domestico e tutto ciò che, anche con una donna, la notte nasconde.