Traduzione di Paragrafo 35, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Eius minus frequentanti Neroni ne inter voluptates quidem a sceleribus cessabatur. Isdem quippe illis diebus Torquatus Silanus mori adigitur, quia super Iuniae familiae claritudinem divum Augustum abavum ferebat. Iussi accusatores obicere prodigum largitionibus, neque aliam spem quam in rebus novis esse; quin [innobiles] habere, quos ab epistulis et libellis et rationibus appellet, nomina summae curae et meditamenta. Tum intimus quisque libertorum vincti abreptique; et cum damnatio instaret, brachiorum venas Torquatus interscidit. Secutaque Neronis oratio ex more, quamvis sontem et defensioni merito diffisum victurum tamen fuisse, si clementiam iudicis exspectasset.

Traduzione all'italiano


Nerone presenziava ai giochi di Vatinio, ma nemmeno in mezzo agli svaghi cessava di pensare ai delitti. Infatti proprio in quei giorni fu spinto a morire Torquato Silano, perché, oltre al privilegio di appartenere alla famiglia Giunia, vantava come trisavolo il divo Augusto. Gli accusatori ebbero l'ordine di attaccarlo per la sua prodiga liberalità, presentandolo come persona cui non restava che la speranza di una sovversione politica, di cui erano indizi i segretari per la corrispondenza, per le suppliche e per la contabilità, cioè un apparato tipico del potere supremo e spia appunto delle sue intenzioni. Tutti i liberti a lui più fedeli e vicini furono incatenati e portati via; Torquato, di fronte alla condanna imminente, si recise le vene delle braccia. Seguirono le solite frasi di Nerone: che l'accusato, per quanto colpevole e giustamente sfiduciato di potersi difendere, avrebbe comunque potuto vivere, se avesse atteso la clemenza dei giudici.