Traduzione di Paragrafo 33, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


C. Laecanio M. Licinio consulibus acriore in dies cupidine adigebatur Nero promiscas scaenas frequentandi. Nam adhuc per domum aut hortos cecinerat Iuvenalibus ludis, quos ut parum celebres et tantae voci angustos spernebat. Non tamen Romae incipere ausus Neapolim quasi Graecam urbem delegit; inde initium fore, ut transgressus in Achaiam insignesque et antiquitus sacras coronas adeptus maiore fama studia civium eliceret. Ergo contractum oppidanorum vulgus, et quos e proximis coloniis et municipiis eius rei fama civerat, quique Caesarem per honorem aut varios usus sectantur, etiam militum manipuli, theatrum Neapolitanorum complent.

Traduzione all'italiano


[64 d.C.]. Nell'anno del consolato di Gaio Lecanio e di Marco Licinio, Nerone si mostrò ogni giorno sempre più smanioso di esibirsi sulle pubbliche scene. Fino ad allora, infatti, aveva cantato solamente a Palazzo e nei suoi giardini durante i ludi Giovenali, che ora però spregiava perché seguiti da un pubblico ristretto, quasi un limite per la sua voce straordinaria. Non osando tuttavia esordire a Roma, scelse Napoli, perché città greca: era sua intenzione cominciare da lì, per poi passare in Acaia e, dopo la conquista di corone prestigiose e considerate sacre fin dall'antichità, suscitare, con una notorietà ben più grande, gli entusiasmi dei cittadini di Roma. Ed ecco allora una gran folla di napoletani e di gente affluita, alla notizia di quell'evento, dalle colonie e dai municipi vicini, e tutto un seguito onorifico di cortigiani e di funzionari a vario titolo e anche reparti di soldati, stipare il teatro di Napoli.