Traduzione di Paragrafo 29, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Exim Romanus laudat iuvenem omissis praecipitibus tuta et salutaria capessentem. Ille de nobilitate generis multum praefatus, cetera temperanter adiungit: iturum quippe Romam laturumque novum Caesari decus, non adversis Parthorum rebus supplicem Arsaciden. Tum placuit Tiridaten ponere apud effigiem Caesaris insigne regium nec nisi manu Neronis resumere; et conloquium osculo finitum. Dein paucis diebus interiectis magna utrimque specie inde eques compositus per turmas et insignibus patriis, hinc agmina legionum stetere fulgentibus aquilis signisque et simulacris deum in modum templi: medio tribunal sedem curulem et sedes effigiem Neronis sustinebat. Ad quam progressus Tiridates, caesis ex more victimis, sublatum capiti diadema imagini subiecit, magnis apud cunctos animorum motibus, quos augebat insita adhuc oculis exercituum Romanorum caedes aut obsidio. At nunc versos casus: iturum Tiridaten ostentui gentibus, quanto minus quam captivum?

Traduzione all'italiano


Allora il romano si compiace col giovane principe, perché rinunciando a propositi avventati, aveva operato una scelta sicura e salutare. E quello, dopo un lungo preambolo sulla nobiltà della sua stirpe, fece seguire parole ispirate a moderazione: sarebbe andato a Roma a recare questo nuovo titolo di gloria a Cesare, cioè un arsacide supplice, benché le sorti dei Parti non fossero avverse. Si convenne allora che Tiridate avrebbe deposto, presso la statua di Cesare, il suo diadema regale e che non l'avrebbe ripreso se non dalle mani di Nerone. Un bacio suggellò il colloquio. Trascorsi quindi pochi giorni, si schierarono - e fu uno straordinario spettacolo - da una parte la cavalleria, divisa per squadroni con le insegne nazionali, dall'altra i reparti delle legioni con le aquile risplendenti, le insegne e le statue degli dèi, come in un tempio: nel mezzo, un palco con sopra la sedia curule e, sulla sedia, la statua di Nerone. Si accostò ad essa Tiridate, dopo i rituali sacrifici di vittime, si tolse dal capo il diadema e lo depose ai piedi della statua. La commozione di tutti era vivissima e l'accresceva l'immagine, ancora impressa negli occhi, dell'eccidio e dell'assedio dell'esercito romano. La situazione si era adesso capovolta: Tiridate ora sarebbe andato a mostrarsi al mondo, in veste di prigioniero o poco meno?