Traduzione di Paragrafo 25, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Talibus Vologaesis litteris, qui Paetus diversa tamquam rebus integris scribebat, interrogatus centurio, qui cum legatis advenerat, quo in statu Armenia esset, omnes inde Romanos excessisse respondit. Tum intellecto barbarorum inrisu, qui peterent quod eripuerant, consuluit inter primores civitatis Nero, bellum anceps an pax inho[ne]sta placeret. Nec dubitatum de bello. Et Corbulo militum atque hostium tot per annos gnarus gerendae rei praeficitur, ne cuius alterius inscitia rursum peccaretur, quia Paeti piguerat. Igitur inriti remittuntur, cum donis tamen unde spes fieret non frustra eadem oraturum Tiridaten, si preces ipse attulisset. Syriaeque executio [C.] Ce[s]tio, copiae militares Corbuloni permissae; et quinta decima legio ducente Mario Celso e Pannonia adiecta est. Scribitur tetrarchis ac regibus praefectisque et procuratoribus et qui praetorum finitimas provincias regebant, iussis Corbulonis obsequi, in tantum ferme modum aucta potestate, quem populus Romanus Cn. Pompeio bellum piraticum gesturo dederat. Regressum Paetum, cum graviora metueret, facetiis insectari satis habuit Caesar, his ferme verbis: ignoscere se statim, ne tam promptus in pavorem longiore sollicitudine aegresceret.

Traduzione all'italiano


Di fronte a tale messaggio di Vologese, poiché i rapporti di Peto contenevano informazioni opposte, quasi che nulla fosse cambiato, venne interrogato il centurione che aveva scortato gli ambasciatori sulla reale situazione dell'Armenia: la risposta fu che tutti i Romani l'avevano sgombrata. Comprese allora Nerone lo scherno dei barbari, i quali chiedevano quanto si erano già preso, e si consultò coi politici più autorevoli, se affrontare una guerra rischiosa o accettare una pace disonorevole. Si scelse la guerra, senza esitazione. E Corbulone, che dopo tanti anni di esperienza ben conosceva i suoi soldati e i nemici, venne posto al comando delle operazioni, onde evitare ancora errori per l'incompetenza di qualche altro Peto, visto che del primo ce n'era abbastanza. Vengono dunque congedati gli ambasciatori con un nulla di fatto, ma non senza doni, per non togliere la speranza a Tiridate di poter ottenere il riconoscimento cercato, se fosse venuto di persona a chiederlo. L'amministrazione civile della Siria fu affidata a Gaio Cestio, le forze militari passarono tutte a Corbulone, cui fu aggiunta la quindicesima legione, al comando di Mario Celso, richiamata dalla Pannonia. Ai tetrarchi, ai re, ai prefetti e ai procuratori e a quanti governavano le province confinanti furono date disposizioni scritte di obbedire agli ordini di Corbulone, il quale finì per avere un potere di dimensioni quasi pari a quello conferito dal popolo romano a Gneo Pompeo alla vigilia della guerra contro i pirati. Quanto a Peto, tornato a Roma e in tremebonda attesa di conseguenze ben peggiori, Cesare si accontentò di farne il bersaglio di battute sarcastiche, all'incirca di questo tono: lo perdonava all'istante, perché, pronto com'era a spaventarsi, non rischiasse di cadere ammalato nell'ansia dell'attesa.