Traduzione di Paragrafo 24, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Inter quae veris principio legati Parthorum mandata regis Vologaesis litterasque in eandem formam attulere: se priora et totiens iactata super obtineneda Armenia nunc omittere, quoniam dii, quamvis potentium populorum arbitri, possessionem Parthis non sine ignominia Romana tradidissent. Nuper clausum Tigranen, post Paetum legionesque, cum opprimere posset, incolumes dimisisse. Satis adprobatam vim; datum et lenitatis experimentum. Nec recusaturum Tiridaten accipiendo diademati in urbem venire, nisi sacerdotii religione attineretur: iturum ad signa et effigies principis, ubi legionibus coram regnum auspicaretur.

Traduzione all'italiano


Frattanto, al principio della primavera, gli ambasciatori dei Parti recarono le proposte del re Vologese e un suo messaggio conforme: tralasciava egli ora le precedenti e tante volte ribadite argomentazioni sul suo diritto ad avere l'Armenia, perché gli dèi, arbitri dei popoli, anche dei più potenti, ne avevano affidato il possesso ai Parti, non senza vergogna per i Romani. Non da molto Tigrane aveva subito l'assedio e non da molto Vologese aveva lasciato andare incolumi Peto e le sue legioni, che avrebbe potuto sterminare. La prova di forza offerta poteva bastare, e aveva dato anche un saggio di moderazione. Tiridate non si sarebbe rifiutato di venire a Roma per ricevere il diadema, se non glielo impedissero vincoli relativi alla sua carica sacerdotale: sarebbe andato dove stavano le insegne e le statue dell'imperatore, dove, alla presenza delle legioni, avrebbe preso l'auspicio per il suo regno.