Traduzione di Paragrafo 19, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Percrebuerat et tempestate pravus mos, cum propinquis comitiis aut sorte provinciarum plerique orbi fictis adoptionibus adsciscerent filios, praeturasque et provincias inter patres sortiti statim emitterent manu, quos adoptaverant. [igitur qui filios genuerant] magna cum invidia senatum adeunt, ius naturae, labores educandi adversus fraudem et artes et brevitatem adoptionis enumerant. Satis pretii esse orbis, quod multa securitate, nullis oneribus gratiam honores, cuncta prompta et obvia haberent. Sibi promissa legum diu exspectata in ludibrium verti, quando quis sine sollicitudine parens, sine luctu orbus longa patrum vota repente adaequaret. Factum ex eo senatus consultum, ne simulata adoptio in ulla parte muneris publici iuvaret ac ne usurpandis quidem hereditatibus prodesset.

Traduzione all'italiano


Era invalsa in quei tempi la deplorevole pratica per cui cittadini senza figli, all'avvicinarsi dei comizi o dei sorteggi per l'assegnazione di province, li adottavano con finte adozioni, per poi disfarsi subito degli adottati dopo il sorteggio di preture e province riservato ai senatori con figli. Quelli con figli veri, pertanto, profondamente risentiti, ricorrono al senato, facendo valere una serie di punti: il diritto di natura, la responsabilità dell'educazione e, per contro, il dolo, le astuzie e il breve periodo dell'adozione. Già i senza figli - questa la tesi - avevano il vantaggio di godersi, in piena sicurezza e senza fastidio alcuno, favori, cariche e una vita facilitata in tutti i sensi. Loro, invece, dopo una lunga attesa di quanto promesso dalla legge, si vedevano beffati, dal momento che chiunque, pronto a fare figli senza preoccupazioni e a perderli senza ombra di dolore, raggiungeva di colpo le lunghe attese dei veri padri. Seguì una delibera del senato, in base a cui una adozione simulata era priva di effetti ai fini delle carriere pubbliche e non abilitava neppure a ricevere eredità.