Traduzione di Paragrafo 16, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Ceterum obsessis adeo suppeditavisse rem frumentariam constitit, ut horreis ignem inicerent, contraque prodiderit Corbulo Parthos inopes copiarum et pabulo attrito relicturos oppugnationem, neque se plus tridui itinere afuisse. Adicit iure iurando Paeti cautum apud signa, adstantibus iis, quos testificando rex misisset, neminem Romanum Armeniam ingressurum, donec referrentur litterae Neronis, an paci adnueret. Quae ut augendae infamiae composita, sic reliqua non in obscuro habentur, una die quadraginta milium spatium emensum esse Paetum, desertis passim sauciis, neque minus deformem illam fugientium trepidationem, quam si terga in acie vertissent. Corbulo cum suis copiis apud ripam Euphratis obvius non eam speciem insignium et armorum praetulit, ut diversitatem exprobraret: maesti manipuli ac vicem commilitonum miserantes ne lacrimis quidem temperare; vix prae fletu usurpata consalutatio. Decesserat certamen virtutis et ambitio gloriae, felicium hominum adfectus: sola misericordia valebat, et apud minores magis.

Traduzione all'italiano


Si seppe poi, per converso, che gli assediati potevano disporre di tanti viveri da dover dare alle fiamme i granai, e Corbulone rese noto che invece i Parti, a corto di cibo e consumato il foraggio, stavano per levare l'assedio e che lui era a non più di tre giorni di marcia. E aggiunge che Peto si era reso garante, dietro giuramento di fronte alle insegne e alla presenza dei testimoni inviati dal re, che nessun romano avrebbe messo piede in Armenia, finché non si fosse saputo, dalla risposta di Nerone, se acconsentiva alla pace. Se questi dati miravano a rendere più pesante il disonore di Peto, sono pur vere e risapute altre cose, e cioè che Peto ricoperse in un sol giorno ben quaranta miglia, abbandonando i feriti lungo il percorso, e che il panico di quegli uomini in fuga fu altrettanto vergognoso che se avessero voltato le spalle in battaglia. Corbulone li incontrò con le sue truppe presso la riva dell'Eufrate, ma non fece sfoggio di armi e di insegne, perché il confronto non suonasse insultante. I manipoli mesti, in pena per la sorte dei commilitoni, non poterono neppure frenare le lacrime; e per il pianto quasi non si scambiarono il saluto. Erano cadute la rivalità nel valore e l'emulazione della gloria, sentimenti di uomini felici: s'accampava solo la pietà, più intensa nei subalterni.