Traduzione di Paragrafo 13, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Eoque intentius Vologaeses premere obsessos, modo vallum legionum, modo castellum, quo imbellis aetas defendebatur, adpugnare, propius incedens quam mos Parthis, si ea temeritate hostem in proelium eliceret. At illi vix contuberniis extracti, nec aliud quam munimenta propugnabant, pars iussu ducis, et alii propria ignavia aut Corbulonem opperientes, ac vis [si] ingrueret, provisis exemplis Caudinae Numantinaeque [pacis; neque] eandem vim Samnitibus, Italico populo, aut [Hispanis quam] Parthis, Romani imperii aemulis. Validam quoque et laudatam antiquitatem, quotiens fortuna contra daret, saluti consuluisse. Qua desperatione exercitus dux subactus primas tamen litteras ad Vologaesen non supplices, sed in modum querentis composuit, quod pro Armeniis semper Romanae dicionis aut subiectis re[g]i, quem imperator delegisset, hostilia faceret: pacem ex aequo utilem. Ne praesentia tantum spectaret: ipsum adversus duas legiones totis regni viribus advenisse; at Romanis orbem terrarum reliquum, quo bellum iuvarent.

Traduzione all'italiano


Intanto la pressione di Vologese sugli assediati diveniva sempre più stringente, e attaccava ora il trinceramento delle legioni, ora il forte, in cui trovavano riparo gli inetti alle armi, avvicinandosi più di quanto non fossero soliti i barbari, nella speranza di indurre, con quell'azzardo, il nemico a battaglia. Gli assediati, invece, già stentavano a uscire dalle tende, limitandosi a difendere la linea fortificata, parte per volere del comandante, parte per viltà personale o in attesa di Corbulone, intenzionati, in caso di attacco massiccio, alla resa, come nei precedenti di Caudio e Numanzia, con l'attenuante, secondo loro, che i Sanniti, popolo italico, non avevano il potenziale dei Parti, rivali dell'impero romano. Sostenevano che anche gli antichi, tanto forti e celebrati, quando la fortuna aveva loro girato le spalle, s'erano preoccupati di salvarsi. Condizionato dalla sfiducia del suo esercito, Peto scrisse un primo messaggio a Vologese, non in tono di supplica, certo, ma lamentando la sua campagna in favore degli Armeni, sempre controllati da Roma o sottoposti a un re scelto dall'imperatore: conveniva a entrambi una pace da pari a pari. Vologese non doveva tenere conto solo del presente: perché, se lui aveva mobilitato tutte le forze del suo regno contro due sole legioni, ai Romani rimaneva tutto il mondo, per avere aiuti in guerra.