Traduzione di Paragrafo 12, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Ille interritus et parte copiarum apud Syriam relicta, ut munimenta Euphrati imposita retinerentur, qua proximum et commeatibus non egenum, regionem Commagenam, exim Cappadociam, inde Armenios petivit. Comitabantur exercitum praeter alia sueta bello magna vis camelorum onusta frumenti, ut simul hostem famemque depelleret. Primum e perculsis Paccium primi pili centurionem obvium habuit, dein plerosque militum; quos diversas fugae causas obtendentes redire ad signa et clementiam Paeti experiri monebat: se nisi victoribus immitem esse. Simul suas legiones adire, hortari; priorum admonere, novam gloriam ostendere. Non vicos aut oppida Armeniorum, sed castra Romana duasque in iis legiones pretium laboris peti. Si singulis manipularibus praecipua servati civis corona imperatoria manu tribueretur, quod illud et quantum decus, ubi par eorum numerus aspiceretur, qui adtulissent salutem et qui accepissent! his atque talibus in commune alacres (et erant quos pericula fratrum aut propinquorum propriis stimulis incenderent) continuum diu noctuque iter properabant.

Traduzione all'italiano


Corbulone non si fece impressionare: lasciò parte delle truppe in Siria, per tenere le fortificazioni sull'Eufrate e, per la via più breve e che insieme consentisse i rifornimenti, attraversò la Commagene, poi la Cappadocia e di qui giunse in Armenia. Erano al seguito dell'esercito, oltre alle normali attrezzature militari, un gran numero di cammelli carichi di frumento, per cacciare insieme il nemico e la fame. Incontrò, per primo, fra gli sbandati, il centurione primipilo Paccio e poi molti altri soldati. Tutti costoro, in vario modo, giustificavano la loro fuga; lui suggerì loro di rientrare ai propri reparti e di affidarsi alla clemenza di Peto: quanto a sé, sarebbe stato inesorabile, salvo che coi vincitori. E intanto avvicinava le sue legioni, faceva loro coraggio; ricordava gli eventi passati, additava loro nuova gloria. L'obiettivo delle loro fatiche non erano villaggi o città armene, bensì un campo romano e due legioni ivi rinchiuse. Se ricevere dalle mani del comandante la corona per aver salvato un cittadino costituiva, per ciascun soldato, l'onorificenza più ambita, quale e quanto onore sarebbe loro toccato nel vedere un numero eguale di salvatori e di salvati! Spronati alla causa comune da queste e simili parole (e non mancava chi fosse sollecitato da motivi personali per fratelli o parenti esposti a quei rischi), affrettavano tutti, notte e giorno, senza sosta, il cammino.