Traduzione di Paragrafo 10, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Accitur legio duodecima, et unde famam aucti exercitus speraverat, prodita infrequentia. Qua tamen retineri castra et eludi Parthus tractu belli poterat, si Paeto aut in suis aut in alienis consiliis constantia fuisset: verum ubi a viris militaribus adversus urgentes casus firmatus erat, rursus, ne alienae sententiae indigens videretur, in diversa ac deteriora transibat. Et tunc relictis hibernis non fossam neque vallum sibi, sed corpora et arma in hostem data clamitans, duxit legiones quasi proelio certaturus. Deinde amisso centurione et paucis militibus, quos visendis hostium copiis praemiserat, trepidus remeavit. Et quia minus acriter Vologaeses institerat, vana rursus fiducia tria milia delicti peditis proximo Tauri iugo imposuit, quo transitum regis arcerent; alares quoque Pannonios, robur equitatus, in parte campi locat. Coniux ac filius castello, cui Arsamosata nomen est, abditi, data in praesidium cohorte ac disperso milite, qui in uno habitus vagum hostem promptius sustentavisset aegre compulsum ferunt, ut instantem Corbuloni fateretur. Nec a Corbulone properatum, quo gliscentibus periculis etiam subsidii laus augeretur. Expediri tamen itineri singula milia ex tribus legionibus et alarios octingentos, parem numerum e cohortibus iussit.

Traduzione all'italiano


Fa intervenire la dodicesima legione, ma questa misura che, secondo i suoi calcoli, avrebbe dovuto accreditare un esercito accresciuto, ne rivelò, chiara, l'inconsistenza. Eppure anche così poteva tenere le posizioni e controllare i Parti, trascinando la guerra, ma Peto non seguiva una condotta coerente nelle scelte personali o in quelle consigliate da altri: invece, dopo aver superato l'emergenza grazie all'opera di militari esperti, cambiava, peggiorandole, le decisioni prese, perché non sembrasse che aveva bisogno del parere altrui. Uscì allora dal campo invernale, proclamando che non gli erano state date trincee e palizzate, ma uomini e armi, e condusse avanti le legioni, quasi cercasse uno scontro. Perse un centurione e pochi soldati, mandati in avanscoperta, e ripiegò spaurito. E, poiché la pressione di Vologese si era attenuata, ripresa un'infondata fiducia, collocò tremila fanti scelti sulla vicina catena del Tauro, per impedire il passaggio del re; pose in una parte della piana i cavalieri di Pannonia, il meglio di tale arma. Mise al sicuro la moglie e il figlio in una fortezza di nome Arsamosata con la scorta di una coorte, e così disperse i soldati che, se raccolti insieme, avrebbero meglio fronteggiato un nemico sempre in movimento. Dicono che ci volle del bello e del buono perché Peto ammettesse con Corbulone di essere sotto la pressione del nemico. E Corbulone non si fece fretta, perché aumentasse, in proporzione al pericolo, anche il merito del soccorso. Comandò tuttavia che si tenessero pronti alla partenza mille soldati per ognuna delle tre legioni e ottocento cavalieri alleati con altrettanti soldati delle coorti ausiliarie.