Traduzione di Paragrafo 65, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Eodem anno libertorum potissimos veneno interfecisse creditus, Doryphorum quasi adversatum nuptiis Poppaeae, Pallantem, quod immensam pecuniam longa senecta detineret. Romanus secretis criminationibus incusaverat Senecam ut C. Pisonis socium, sed validius a Seneca eodem crimine perculsus est. Unde Pisoni timor, et orta insidiarum in Neronem magna moles et improspera.

Traduzione all'italiano


Corse voce, in quello stesso anno, che Nerone avesse fatto avvelenare i liberti più potenti: Doriforo, accusato di aver osteggiato le nozze con Poppea, e Pallante, perché non si risolveva, pur tanto vecchio, a lasciare le sue immense ricchezze. Romano aveva rivolto contro Seneca accuse segrete d'essere complice di Gaio Pisone, ma l'accusa gli venne ribaltata, e in modo più efficace, da Seneca. Il risultato fu la preoccupazione di Pisone, la quale costituì l'origine di una vasta e complessa congiura contro Nerone, miseramente fallita.