Traduzione di Paragrafo 63, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


At Nero praefectum in spem sociandae classis corruptum, et incusatae paulo ante sterilitatis oblitus, abactos partus conscientia libidinum, eaque sibi comperta edicto memorat insulaque Pandateria Octaviam claudit. Non alia exul visentium oculos maiore misericordia adfecit. Meminerant adhuc quidam Agrippinae a Tiberio, recentior Iuliae memoria obversabatur a Claudio pulsae; sed illis robur aetatis adfuerat; laeta aliqua viderant et praesentem saevitiam melioris olim fortunae recordatione adlevabant: huic primum nuptiarum dies loco funeris fuit, deductae in domum, in qua nihil nisi luctuosum haberet, erepto per venenum patre et statim fratre; tum ancilla domina validior et Poppaea non nisi in perniciem uxoris nupta; postremo crimen omni exitio gravius.

Traduzione all'italiano


Quindi Nerone annuncia con un editto i fatti accertati, che cioè Ottavia aveva corrotto il prefetto, sperando di contare poi sulla flotta e, dimentico dell'accusa poco prima avanzata di sterilità, che aveva voluto abortire, resasi conto della sua bassezza. Così Ottavia fu relegata nell'isola di Pandataria. Nessun'altra donna costretta all'esilio destò altrettanta pietà in chi la vide partire. Era ancor vivo il ricordo di Agrippina confinata da Tiberio, e s'affacciava alla memoria l'immagine più recente di Giulia, cacciata da Claudio. Ma esse erano nel pieno della maturità, avevano goduto momenti belli, e il ricordo di un passato più felice mitigava la durezza del presente; per Ottavia, invece, il giorno delle nozze era equivalso a un funerale, perché condotta in una casa, dove non trovò che pianto; s'era visto strappare, col veleno, il padre e, subito dopo, il fratello; poi c'era stata una serva più potente della padrona e quindi Poppea, sposata a Nerone solo per la rovina di lei, sua vera moglie; infine, quell'accusa più terribile di ogni morte.