Traduzione di Paragrafo 62, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Varius sermo et ad metum atque iram adcommodatus terruit simul audientem at accendit. Sed parum valebat suspicio in servo, et quaestionibus ancillarum elusa erat. Ergo confessionem alicuius quaeri placet, cui rerum quoque novarum crimen adfingeretur. Et visus idoneus maternae necis patrator Anicetus, classi apud Misenum, ut memoravi, praefectus, levi post admissum scelus gratia, dein graviore odio, quia malorum facinorum ministri quasi exprobrantes adspiciuntur. Igitur accitum eum Caesar operae prioris admonet: solum incolumitati principis adversus insidiantem matrem subvenisse; locum haud minoris gratiae instare, si coniugem infensam depelleret. Nec manu aut telo opus: fateretur Octaviae adulterium. Occulta quidem ad praesens, sed magna ei praemia et secessus amoenos promittit, vel, si negavisset, necem intentat. Ille, insita vaecordia et facilitate priorum flagitiorum, plura etiam quam iussum erat fingit fateturque apud amicos, quos velut consilio adhibuerat princeps. Tum in Sardiniam pellitur, ubi non inops exilium toleravit et fato obiit.

Traduzione all'italiano


Il discorso, dalle intonazioni diverse e congegnato per provocare paura e ira, spaventò infatti e infiammò a un tempo Nerone che l'ascoltava. Il sospetto addossato a uno schiavo non reggeva ed era caduto con l'interrogatorio delle ancelle. Decidono allora di procurarsi la confessione di qualcuno, cui addossare anche l'accusa di un complotto eversivo. Sembrò la persona adatta Aniceto, già organizzatore dell'assassinio della madre, quand'era, come ricordato, prefetto della flotta del Miseno, ma che era poi scaduto nel favore, dopo il delitto, per finire in seguito sempre più odioso, perché gli esecutori dei misfatti sono visti come un'accusa vivente. Lo manda dunque Cesare a chiamare e gli rammenta il servigio reso in passato: allora aveva assicurato da solo l'incolumità del principe contro le insidie della madre, adesso si presentava l'occasione di una riconoscenza non inferiore, se avesse tolto di mezzo l'ostilità della moglie. Non occorreva violenza, né spada: bastava confessare l'adulterio con Ottavia. Gli garantisce grandi compensi, anche se restavano, per il momento, un segreto, e il ritiro in un luogo ameno, oppure, in caso di rifiuto, la minaccia di morte. Ed egli, per naturale perversità o perché reso disponibile dai precedenti delitti, inventa più falsità di quante gli erano state ordinate e le confessa davanti agli amici del principe, da lui riuniti in una sorta di consiglio. Viene così relegato in Sardegna, dove visse un agiato esilio e dove morì di morte naturale.