Traduzione di Paragrafo 59, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Sed Plautum ea non movere, sive nullam opem providebat inermis et exul, seu taedio ambiguae spei, an amore coniugis et liberorum, quibus placabiliorem fore principem rebatur nulla sollicitudine turbatum. Sunt qui alios a socero nuntios venisse ferant, tamquam nihil atrox immineret; doctoresque sapientiae, Coeranum Graeci, Musonium Tusci generis, constantiam opperiendae mortis pro incerta et trepida vita suassisse. Repertus est certe per medium diei nudus exercitando corpori. Talem eum centurio trucidavit coram Pelagone spadone, quem Nero centurioni et manipulo, quasi satellitibus ministrum regium, praeposuerat. Captum interfecti relatum; cuius adspectu (ipsa principis verba referam) "cur," inquit, "Nero [...]" et posito metu nuptias Poppaeae ob eius modi terrores dilatas maturare parat Octaviamque coniugem amoliri, quamvis modeste ageret, nomine patris et studiis populi gravem. Sed ad senatum litteras misit de caede Sullae Plautique haud confessus, verum utriusque turbidum ingenium esse, et sibi incolumitatem rei publicae magna cura haberi. Decretae eo nomine supplicationes, utque Sulla et Plautus senatu moverentur, gravioribus iam ludibriis quam malis.

Traduzione all'italiano


Tali consigli non smossero Plauto, sia che, esule e inerme, non vedesse dove trovare aiuto, sia per l'incapacità di reggere a una speranza così incerta, sia per amore della moglie e dei figli, verso i quali si aspettava un trattamento più mite da parte del principe, se non reso inquieto da apprensione alcuna. Secondo altre versioni, gli sarebbero giunte dal suocero informazioni ben diverse, e cioè che nessun rischio allarmante incombeva su di lui; e due filosofi, Cerano, d'origine greca, e Musorio, etrusco, l'avrebbero convinto ad affrontare con fermezza la morte, piuttosto che una vita di incertezze e di ansie. Sta di fatto che venne trovato, sul mezzogiorno, nudo e intento agli esercizi fisici. Così lo trucidò il centurione, alla presenza dell'eunuco Pelagone, che Nerone aveva preposto al centurione e al reparto di soldati, quasi fosse un funzionario regio a capo di sgherri. La testa del nemico fu portata a Roma, e, vedendola, il principe - cito le parole testuali - disse: "Perché, o Nerone..."; e, deposta ogni paura, si diede ad affrettare le nozze con Poppea, rimandate per timori di tal genere, e a disfarsi della moglie Ottavia, che, per quanto conducesse una vita riservata, era a lui insopportabile, a causa del nome di suo padre e perché benvoluta dal popolo. Mandò poi una lettera al senato, sulla fine di Silla e Plauto, senza ammettere proprie responsabilità, ma sottolineando il temperamento sedizioso di entrambi e il suo primario interesse per la salvezza dello stato. Con tale pretesto furono decretate dal senato cerimonie di pubblico ringraziamento e si decise la radiazione di Silla e di Plauto dal senato: la beffa fu più infame del male.