Traduzione di Paragrafo 52, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Mors Burri infregit Senecae potentiam, quia nec bonis artibus idem virium erat altero velut duce amoto, et Nero ad deteriores inclinabat. Hi variis criminationibus Senecam adoriuntur, tamquam ingentes et privatum modum evectas opes adhuc augeret, quodque studia civium in se verteret, hortorum quoque amoenitate et villarum magnificentia quasi principem supergrederetur. Obiciebant etiam eloquentiae laudem uni sibi adsciscere et carmina crebrius factitare, postquam Neroni amor eorum venisset. Nam oblectamentis principis palam iniquum detrectare vim eius equos regentis, inludere vocem, quotiens caneret. Quem ad finem nihil in re publica clarum fore, quod non ab illo reperiri credatur? Certe finitam Neronis pueritiam et robur iuventae adesse: exueret magistrum, satis amplis doctoribus instructus maioribus suis.

Traduzione all'italiano


La morte di Burro compromise il potere di Seneca, perché la sua positiva influenza, ora che era sparita l'altra, possiamo dire, guida, non aveva più la presa di prima, e Nerone si lasciava attrarre dai peggiori. Costoro prendono di mira Seneca con accuse di vario tipo: che aumentava ulteriormente le sue enormi ricchezze, eccessive per un privato; che intendeva concentrare su di sé le simpatie dei cittadini; che superava, quasi, il principe nella raffinata bellezza dei giardini e nella sontuosità delle ville. Gli rinfacciavano anche di volersi accaparrare tutta la gloria dell'eloquenza e di aver intensificato la produzione di versi, da quando Nerone vi si era appassionato. Lo dicevano scopertamente avverso agli svaghi del principe, pronto a sprezzare la sua abilità nel guidare i cavalli e a schernire la voce, quando cantava. E fino a quando si doveva credere che nell'impero non ci sarebbe stato niente di buono che non provenisse da lui? Senza dubbio, l'infanzia di Nerone era trascorsa ed egli era nel pieno vigore della sua giovinezza: si togliesse dunque di dosso quel precettore ora che poteva valersi dei suoi avi, come veri e preziosi maestri.