Traduzione di Paragrafo 50, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Haud dispari crimine Fabricius Veiento conflictatus est, quod multa et probrosa in patres et sacerdotes composuisset iis libris, quibus nomen codicillorum dederat. Adiciebat Tullius Geminus accusator venditata ab eo munera principis et adipiscendorum honorum ius. Quae causa Neroni fuit suscipiendi iudicii, convictumque Veientonem Italia depulit et libros exuri iussit, conquisitos lectitatosque, donec cum periculo parabantur: mox licentia habendi oblivionem attulit.

Traduzione all'italiano


Da analoga accusa fu investito Fabrizio Veientone, per aver raccolto molti pesanti giudizi su senatori e sacerdoti in libri, cui aveva dato il nome di codicilli. L'accusatore, Tullio Gemino, gli addebitava anche di aver fatto mercato dei favori del principe e del diritto di accedere alle pubbliche cariche. Proprio questo indusse Nerone ad avocare a sé il processo e, constatata la colpevolezza, espulse Veientone dall'Italia e ordinò di bruciare gli scritti, ricercati e letti con avidità, finché fu rischioso procurarseli: la possibilità, poi consentita, di disporne, li confinò nell'oblio.