Traduzione di Paragrafo 49, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Libertas Thrasea servitium aliorum rupit, et postquam discessionem consul permiserat, pedibus in sententiam eius iere, paucis, ex[c]eptis, in quibus adulatione promptissimus fuit A. Vitellius, optimum quemque iurgio lacessens et respondenti reticens, ut pavida ingenia solent. At consules, perficere decretum senatus non ausi, de consensu scripsere Caesari. Ille inter pudorem et iram cunctatus, postremo rescripsit: nulla iniuria provocatum Antistium gravissimas in principem contumelias dixisse; earum ultionem a patribus postulatam, et pro magnitudine delicti poenam statui par fuisse. Ceterum se, qui severitatem decernentium impediturus fuerit, moderationem non prohibere: statuerent ut vellent; datam et absolvendi licentiam. His atque talibus recitatis et offensione manifesta, non ideo aut consules mutavere relationem aut Thrasea decessit sententia ceterive quae probaverant deseruere, pars, ne principem obiecisse invidiae viderentur, plures numero tuti, Thrasea sueta firmitudine animi et ne gloria intercideret.

Traduzione all'italiano


Il libero sentire di Trasea spezzò il servilismo degli altri e, quando il console acconsentì a votare per divisione, si raccolsero tutti dalla sua parte, eccetto pochi, fra i quali si segnalò, per adulazione, Aulo Vitellio, specializzato in violente polemiche contro i migliori, ma incapace di rispondere a chi gli teneva testa, il che è tipico dei vili. Ma i consoli, non osando perfezionare il decreto del senato, scrissero a Cesare per avere il suo consenso. Cesare, a lungo diviso tra ritegno e rabbia, diede infine la sua risposta: Antistio, non provocato da alcuna offesa, aveva espresso attacchi gravissimi contro il principe; il senato ne aveva chiesto la punizione; e sarebbe stato giusto comminare una pena proporzionata al delitto; quanto a sé, che pure non si sarebbe opposto a un eventuale giudizio severo, non intendeva impedire la moderazione: facessero come volevano; avevano anche il potere di assolverlo. Dopo la lettura, in senato, di una simile risposta, in cui il risentimento traspariva chiaro, non per questo i consoli avanzarono proposte diverse, né Trasea ebbe ripensamenti, né gli altri, che gli si erano affiancati, lo abbandonarono: una parte per evitare la taccia di aver fatto apparire odioso il principe, i più perché difesi dal numero, Trasea per l'abituale fermezza morale e per non compromettere il suo nome.