Traduzione di Paragrafo 43, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


"Saepe numero, patres conscripti, in hoc ordine interfui, cum contra instituta et leges maiorum nova senatus decreta postularentur; neque sum adversatus, non quia dubitarem, super omnibus negotiis melius atque rectius olim provisum et quae converterentur [in] deterius mutari, sed ne nimio amore antiqui moris studium meum extollere viderer. Simul quicquid hoc in nobis auctoritatis est, crebris contradictionibus destruendum non existimabam, ut maneret integrum, si quando res publica consiliis eguisset. Quod hodie venit, consulari viro domi suae interfecto per insidias serviles, quas nemo prohibuit aut prodidit quamvis nondum concusso senatus consulto, quod supplicium toti familiae minitabatur. Decernite hercule impunitatem: at quem dignitas sua defendet, cum praefecto urbis non profu[er]it? Quem numerus servorum tuebitur, cum Pedanium Secundum quadringenti non protexerint? Cui familia opem feret, quae ne in metu quidem pericula nostra advertit? An, ut quidam fingere non erubescunt, iniurias suas ultus est interfector, quia de paterna pecunia transegerat aut avitum mancipium detrahebatur? Pronuntiemus ultro dominum iure caesum videri.

Traduzione all'italiano


"Tante volte, o senatori, mi sono trovato in questa assemblea, quando si chiedevano decreti innovatori rispetto agli istituti e alla legislazione degli antichi, e mai mi sono opposto; e non perché nutrissi dei dubbi sul fatto che, in tutti i problemi giuridici sottoposti, si fossero prese in passato decisioni migliori e più giuste e non fossi convinto che le innovazioni possano solo peggiorare le cose, ma per non sembrare, con un eccessivo attaccamento al passato, di volere esaltare i miei studi sul diritto antico. Nel contempo ritenevo di non dover sciupare, con frequenti opposizioni, quel po' d'autorità che posseggo, ma volevo conservarla intatta per quando lo stato avesse avuto bisogno dei miei consigli. E questo è accaduto oggi, quando un consolare è stato ucciso nella sua casa per l'agguato di uno schiavo, agguato che nessuno ha impedito o denunciato, benché non avesse perduto valore il senatoconsulto che comminava la morte a tutti gli schiavi della casa. Decretatela, allora, l'impunità! E chi sarà mai difeso dalla sua carica, se non è bastata quella di prefetto della città? Quale numero di schiavi occorrerà per difendersi, se quattrocento non hanno protetto Pedanio Secondo? A chi porteranno aiuto gli schiavi di una casa, se neppure col loro rischio hanno saputo allontanare i pericoli incombenti su di noi? Oppure dovremo dire, come alcuni non si vergognano di supporre, che l'assassino ha vendicato un'offesa personale, perché si trattava di un accordo fatto col denaro ereditato dal padre o perché gli era sottratto uno schiavo ricevuto dagli avi? Abbiamo allora il coraggio di dichiarare che, per noi, il padrone è stato ucciso con pieno diritto!