Traduzione di Paragrafo 40, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Eodem anno Romae insignia scelera, alterum senatoris, servili alterum audacia, admissa sunt. Domitius Balbus erat praetorius, simul longa senecta, simul orbitate et pecunia insidiis obnoxius. Ei propinquus Valerius Fabianus, capessendis honoribus destinatus, subdidit testamentum ascitis Vi[ni]cio Rufino et Terentio Lentino equitibus Romanis. Illi Antonium Primum et Asinium Marcellum sociaverant. Antonius audacia promptus, Marcellus Asinio Pollione proavo clarus neque morum spernendus habebatur, nisi quod paupertatem praecipuum malorum credebat. Igitur Fabianus tabulas [adhibitis] iis quos memoravi et aliis minus inlustribus obsignat. Quod apud patres convictum, et Fabianus Antoniusque cum Rufino et Terentio lege Cornelia damnantur. Marcellum memoria maiorum et preces Caesaris poenae magis quam infamiae exemere.

Traduzione all'italiano


A Roma, in quello stesso anno, furono commessi due crimini clamorosi, uno per l'audacia di un senatore, di uno schiavo l'altro. C'era un ex pretore, Domizio Balbo, molto vecchio, senza figli e danaroso, esposto quindi a possibili raggiri. Un suo congiunto, Valerio Fabiano, destinato alla carriera politica, sostituì il suo testamento con un falso, grazie alla complicità dei cavalieri romani Vinicio Rufino e Terenzio Lentino; questi, a loro volta, agirono in combutta con Antonio Primo e Asinio Marcello. Antonio era pronto a ogni audacia e Marcello aveva lustro dal bisavolo Asinio Pollione e godeva di credito personale, anche se considerava la povertà il peggiore dei mali. Fabiano dunque fa autenticare, con la complicità delle persone sopra nominate e di altre meno illustri, il testamento. Ma il falso fu provato in senato, e Fabiano e Antonio, insieme a Rufino e Terenzio, vengono condannati in base alla legge Cornelia. Il ricordo dei suoi avi e le pressioni di Cesare sottrassero Marcello alla pena, non al disonore.