Traduzione di Paragrafo 36, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Ne Suetonius quidem in tanto discrimine silebat. Quam[quam] confideret virtuti, tamen exhortationes et preces miscebat, ut spernerent sonores barbarorum et inanes minas: plus illic feminarum quam iuventutis adspici. Imbelles inermes cessuros statim, ubi ferrum virtutemque vincentium totiens fusi agnovissent. Etiam in multis legionibus paucos, qui proelia profligarent; gloriaque eorum accessurum, quod modica manus universi exercitus famam adipiscerentur. Conferti tantum et pilis emissis post umbonibus et gladiis stragem caedemque continuarent, praedae immemores: parta victoria cuncta ipsis cessura. Is ardor verba ducis sequebatur, ita se ad intorquenda pila expedierat vetus miles et multa proeliorum experientia, ut certus eventu[s] Suetonius daret pugnae signum.

Traduzione all'italiano


Neppure Svetonio taceva in quell'ora decisiva. Pur fiducioso nel valore dei suoi, alternava tuttavia incitamenti e preghiere a non lasciarsi suggestionare da quel frastuono dei barbari e da minacce senza efficacia: si scorgevano infatti più donne che combattenti. Inadatti alla guerra e male armati, non potevano non cedere appena avessero, dopo tante sconfitte subìte, riconosciuto il ferro e il valore dei vincitori. Anche fra molte legioni sono sempre pochi quanti segnano l'esito di una battaglia; e tornerà a loro gloria - diceva - l'aver conquistato, in pochi, la fama di un intero esercito. Dovevano solo rimanere compatti e poi, dopo il lancio dei giavellotti, continuare, con scudo e spada, ad abbattere e massacrare il nemico, senza pensare alla preda: a vittoria ottenuta, tutto sarebbe finito nelle loro mani. Un grande entusiasmo seguì le parole del comandante: e, con tale carica, i vecchi soldati, forti dell'esperienza di molte battaglie, si preparavano a lanciare i dardi, tanto che Svetonio poté dare il segnale d'attacco ormai certo del successo.