Traduzione di Paragrafo 32, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Inter quae nulla palam causa delapsum Camuloduni simulacrum Victoriae ac retro conversum, quasi cederet hostibus. Et feminae in furore[m] turbatae adesse exitium canebant, externosque fremitus in curia eorum auditos, consonuisse ululatibus theatrum visamque speciem in aestuario Tamesae subversae coloniae; iam Oceanus cruento adspectu, ac labente aestu humanorum corporum effigies relictae, ut Britanni[s] ad spem, ita veterani[s] ad metum trahebantur. Sed qua procul Suetonius aberat, petivere a Cato Deciano procuratore auxilium. Ille haud amplius quam ducentos sine iustis armis misit; et inerat modica militum manus. Tutela templi freti, et impedientibus qui occulti rebellionis conscii consilia turbabant, neque fossam aut vallum praeduxerunt, neque motis senibus et feminis iuventus sola restitit: quasi media pace incauti multitudine barbarorum circumveniuntur. Et cetera quidem impetu direpta aut incensa sunt: templum, in quo se miles conglobaverat, biduo obsessum expugnatumque. Et victor Britannus, Petil[l]o Ceriali, legato legionis nonae, in subsidium adventanti obvius, fudit legionem, et quod peditum interfecit: Cerialis cum equitibus evasit in castra et munimentis defensus est. Qua clade et odiis provinciae, quam avaritia e[ius] in bellum egerat, trepidus procurator Catus in Galliam transiit.

Traduzione all'italiano


Intanto, senza evidente motivo, crollò, a Camuloduno, la statua della Vittoria, rovesciandosi indietro, quasi arretrasse di fronte ai nemici. E donne invasate da furore profetico annunciarono imminente la rovina; grida straniere s'erano udite nella curia romana locale; il teatro aveva echeggiato di ululati e s'era vista nel Tamigi l'immagine della colonia distrutta. La tinta sanguigna assunta dall'Oceano e quelli che sembravano, al ritirarsi della marea, corpi umani erano interpretati come segni di speranza dai Britanni e motivo di apprensione per i veterani. Ma, poiché Svetonio era lontano, chiesero aiuto al procuratore Cato Deciano. E questi mandò non più di duecento uomini, con armamento peraltro insufficiente; eppure in città il presidio militare era modesto. Contavano sulla protezione del tempio e, intralciati da quanti, segretamente complici della rivolta, influivano negativamente sulle loro decisioni, non avevano costruito né una fossa né un trinceramento e non avevano allontanato vecchi e donne, per lasciare la difesa ai soli giovani: incauti come se fossero in mezzo a un territorio pacificato, si trovarono circondati da una massa di barbari. Tutto il resto subì al primo assalto devastazione e incendi: il tempio, in cui i soldati si erano ammassati, fu assediato per due giorni ed espugnato. Vincitori, i Britanni affrontarono Petilio Ceriale, legato della nona legione, che accorreva in aiuto: sgominarono la legione massacrando tutta la fanteria. Ceriale sfuggì alla strage con la cavalleria e riparò dietro le difese del campo. Impaurito dalla disfatta e dall'odio della provincia, che la sua avidità aveva spinto alla guerra, il procuratore Cato passò in Gallia.