Traduzione di Paragrafo 29, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Caesen[n]io Paeto et Petronio Turpiliano consulibus gravis clades in Britannia accepta; in qua neque A. Didius legatus, ut memoravi, nisi parta retinuerat, at successor Veranius, modicis excursibus Silu[r]as populatus, quin ultra bellum proferret, morte prohibitus est, magna, dum vixit, severitatis fama, supremis testamenti verbis ambitionis manifestus: quippe multa in Neronem adulatione addidit subiecturum ei provinciam fuisse, si biennio proximo vixisset. Sed tum Paulinus Suetonius obtinebat Britannos, scientia militiae et rumore populi, qui neminem sine aemulo sinit, Corbulonis concertator, receptaeque Armeniae decus aequare domitis perduellibus cupiens. Igitur Monam insulam, incolis validam et receptaculum perfugarum, adgredi parat, navesque fabricatur plano alveo adversus breve et incertum. Sic pedes; equites vado secuti aut altiores inter undas adnantes equis tramisere.

Traduzione all'italiano


[61 d.C.]. Nell'anno dei consoli Cesennio Peto e Petronio Turpiliano, abbiamo subìto una pesante sconfitta in Britannia, dove, come già detto, il legato Aulo Didio si era limitato a mantenere le posizioni acquisite, e dove la morte aveva impedito al successore Veranio, dopo modeste incursioni nel territorio dei Siluri, di proseguire le operazioni militari. Aveva egli acquistato, finché visse, grande fama di austero senso d'indipendenza, ma lasciò chiaramente trasparire, nelle ultime parole del testamento, quale ambizioso cortigiano fosse: infatti, dopo una serie di espressioni adulatorie verso Nerone, aggiunse che egli avrebbe potuto consegnare, sottomessa, la provincia, se fosse vissuto ancora due anni. Governava comunque al momento la Britannia Svetonio Paolino, emulo di Corbulone per capacità militari e, stando alle voci del popolo, che si affretta a trovare per tutti un rivale, desideroso di eguagliare, piegando i ribelli, la gloria del conquistatore dell'Armenia. Si prepara dunque ad invadere l'isola di Mona, forte per la sua popolazione e rifugio di profughi, e costruisce navi a chiglia piatta contro i fondali bassi e insidiosi. Trasportò così la fanteria; dietro passarono i cavalieri a guado o spingendo a nuoto i cavalli, dove le onde si levavano più alte.