Traduzione di Paragrafo 28, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Comitia praetorum arbitrio senatus haberi solita, quo[d] acriore ambitu exarserant, princeps composuit, tres, qui supra numerum petebant, legioni praeficiendo. Auxitque patrum honorem statuendo ut, qui a privatis iudicibus ad senatum provocavissent, eiusdem pecuniae periculum facerent, cuius si qui imperatorem appellare[nt]; nam antea vacuum id solutumque poena fuerat. Fine anni Vibius Secundus eques Romanus accusantibus Mauris repetundarum damnatur atque Italia exigitur, ne graviore poena adficeretur, Vibii Crispi fratris opibus enisus.

Traduzione all'italiano


Poiché l'elezione dei pretori, normalmente lasciata alla competenza del senato, aveva aperto quell'anno una conflittualità più accesa del solito, il principe sistemò tutto, assegnando ai tre in soprannumero il comando di una legione. Accrebbe poi il prestigio dei senatori, stabilendo che quanti si fossero, dopo un normale processo, appellati al senato, dovevano versare lo stesso deposito cauzionale di chi si appellava all'imperatore: prima, infatti, il ricorso non comportava cauzioni e rischi penali. Sul finire dell'anno, il cavaliere romano Vibio Secondo, messo sotto accusa dai Mauri, viene condannato per concussione ed espulso dall'Italia, e fu grazie ai mezzi del fratello Vibio Crispo, se non ebbe una condanna più dura.