Traduzione di Paragrafo 24, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Ipse exercitusque ut nullis ex proelio damnis, ita per inopiam et labores fatiscebant, carne pecudum propulsare famem adacti. Ad hoc penuria aquae, fervida aetas, longinqua itinera sola ducis patientia mitigabantur, eadem pluraque gregario milite toleranti[s]. Ventum dehinc in locos cultos demessaeque segetes, et ex duobus castellis, in quae confugerant Armenii, alterum impetu captum; qui primam vim depulerant, obsidione coguntur. Unde in regionem Tauraunitium transgressus improvisum periculum vitavit. Nam haud procul tentorio eius non ignobilis barbarus cum telo repertus ordinem insidiarum seque auctorem et socios per tormenta edidit, convictique et puniti sunt qui specie amicitiae dolum parabant. Nec multo post legati Tigranocerta missi patere moenia adferunt, intentos populares ad iussa; simul hospitale donum, coronam auream, tradebant. Accepitque cum honore, ne quicquam urbi detractum, quo promptius obsequium integri retinerent.

Traduzione all'italiano


Né lui né il suo esercito subirono perdite in quel conflitto, ma erano logorati dalla scarsezza di cibo e dalle fatiche. Costretti a sfamarsi con la sola carne delle loro bestie, pativano inoltre la mancanza d'acqua in una estate caldissima, e le lunghe marce erano mitigate solo dall'esempio di resistenza del comandante, che affrontava gli stessi disagi della truppa, e anche peggiori. Giunti in seguito in una zona coltivata, poterono mietere le messi e, delle due fortezze in cui s'erano rinchiusi gli Armeni, una fu presa d'assalto; l'altra, che aveva retto al primo attacco, fu piegata con l'assedio. Quando da lì passò nella regione dei Taurauniti, scampò a un pericolo imprevisto: venne sorpreso, non lontano dalla sua tenda, un barbaro, di non bassa condizione, con un'arma in pugno. Messo alla tortura, svelò il piano dell'attentato, se stesso come organizzatore e i complici: furono provati colpevoli e puniti quanti, sotto la veste dell'amicizia, tramavano inganni. Non molto dopo, una delegazione inviata da Tigranocerta riferisce che le mura erano aperte e gli abitanti in attesa di ordini; e gli consegnarono subito, come dono d'ospitalità, una corona aurea. Corbulone accolse gli inviati con tutti i riguardi, e nulla fu asportato dalla città, nella speranza che, non toccando i loro beni, fossero più invogliati a una leale sottomissione.