Traduzione di Paragrafo 23, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


At Corbulo post deleta Artaxata utendum recenti terrore ratus ad occupanda Tigranocerta, quibus excisis metum hostium intenderet vel, si pepercisset, clementiae famam adipisceretur, illuc pergit, non infenso exercitu, ne spem veniae auferret, neque tamen remissa cura, gnarus facilem mutatu gentem, ut segnem ad pericula, ita infidam ad occasiones. Barbari, pro ingenio quisque, alii preces offerre, quidam deserere vicos in avia digredi; ac fuere qui se speluncis et carissima secum abderent. Igitur dux Romanus diversis artibus, misericordia adversum supplices, celeritate adversus profugos, immitis iis, qui latebras insederant, ora et exitus specuum sarmentis virgultisque completos igni exurit. Atque illum fines suos praegredientem incursavere Mardi, latrociniis exerciti contraque inrumpentem montibus defensi; quos Corbulo immissis Hiberis vastavit hostilemque audaciam externo sanguine ultus est.

Traduzione all'italiano


Frattanto Corbulone, dopo la distruzione di Artassata, pensando all'opportunità di sfruttare la paura ancora viva, al fine di occupare Tigranocerta, che, se distrutta, avrebbe accresciuto il panico dei nemici oppure, se risparmiata, gli poteva assicurare una fama di clemenza, puntò verso quella città, proibendo all'esercito atti ostili, per non togliere la speranza di un perdono, ma non senza una serie di precauzioni, perfettamente consapevole della volubilità di quel popolo remissivo di fronte al pericolo ma, all'occasione, pronto al tradimento. Dei barbari, ciascuno secondo l'indole propria, alcuni offrivano, pregando, la resa, altri abbandonavano i villaggi e si disperdevano in luoghi impervii, e non mancò chi nascondesse sé e le cose più care in caverne. Il comandante romano seguì tattiche diverse, comprensivo coi supplici, rapido contro chi fuggiva, spietato con quanti si erano rintanati: chiusi con fascine e sterpi l'accesso e l'uscita delle spelonche, li bruciava col fuoco. Durante il transito nel territorio dei Mardi, rotti al brigantaggio e difesi dai monti contro le reazioni altrui, subì le loro incursioni, ma li sgominò, lanciando contro di loro gli Iberi; prese così vendetta dell'audacia nemica con sangue straniero.