Traduzione di Paragrafo 18, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Motus senatu et Pedius Blaesus, accusantibus Cyrenensibus violatum ab eo thesaurum Aesculapii dilectumque militarem pretio et ambitione corruptum. Idem Cyrenenses reum agebant Acilium Strabonem, praetoria potestate usum et missum disceptatorem a Claudio agrorum, quos regis Apionis quondam avitos et populo Romano cum regno relictos proximus quisque possessor invaserat, diutinaque licentia et iniuria quasi iure et aequo nitebantur. Igitur abiudicatis agris orta adversus iudicem invidia; et senatus ignota sibi esse mandata Claudii et consulendum principem respondit. Ne[ro], probata Strabonis sententia, se nihilo minus subvenire sociis et usurpata concedere [re]scripsit.

Traduzione all'italiano


Venne espulso dal senato anche Pedio Bleso: secondo l'accusa degli abitanti di Cirene, aveva manomesso il tesoro di Esculapio e, per venalità e favoritismo, stravolto le regole del reclutamento militare. Sempre i Cirenei accusavano Acilio Strabone, inviato da Claudio, con funzioni di pretore, quale arbitro in una questione di terreni, già possesso ereditario del re Apione e lasciati, col regno, al popolo romano; terreni che i proprietari dei campi vicini avevano occupato, forti del lungo possesso abusivo come di un diritto legittimo. Quando dunque le terre furono loro riprese, si levò il malcontento contro il giudice. La risposta del senato fu che nulla sapeva degli incarichi affidati da Claudio e che dovevano rivolgersi all'imperatore. Nerone approvò la sentenza emessa da Strabone, ma rispose che voleva aiutare gli alleati e che concedeva quindi loro le terre usurpate.