Traduzione di Paragrafo 15, Libro 14 di Tacito

Versione originale in latino


Ne tamen adhuc publico theatro dehonestaretur, instituit ludos Iuvenalium vocabulo, in quos passim nomina data. Non nobilitas cuiquam, non aetas aut acti honores impedimento, quo minus Graeci Latinive histrionis artem exercerent usque ad gestus modosque haud viriles. Quin et feminae inlustres deformia meditari; exstructaque apud nemus, quod navali stagno circumposuit Augustus, conventicula et cauponae et posita veno inritamenta luxui. Dabantur stipes, quas boni necessitate, intemperantes gloria consumerent. Inde gliscere flagitia et infamia, nec ulla moribus olim corruptis plus libidinum circumdedit quam illa conluvies. Vix artibus honestis pudor retinetur, nedum inter certamina vitiorum pudicitia aut modestia aut quicquam probi moris reservaretur. Postremus ipse scaenam incedit, multa cura temptans citharam et praemeditans adsistentibus ph[on]ascis. Accesserat cohors militum, centuriones tribunique et maerens Burrus ac laudans. Tuncque primum conscripti sunt equites Romani cognomento Augustianorum, aetate ac robore conspicui, et pars ingenio procaces, alii in spe[m] potentiae. Ii dies ac noctes plausibus personare, formam principis vocemque deum vocabulis appellantes; quasi per virtutem clari honoratique agere.

Traduzione all'italiano


Tuttavia, per non abbassarsi fino all'esibizione in un pubblico teatro, istituì i giochi chiamati Iuvenalia, cui si iscrisse gente di ogni provenienza. Non la nobiltà, l'età, le cariche ricoperte impedirono loro di esercitare anche l'arte degli istrioni greci o latini, fino a scendere a gesti e atteggiamenti non virili. Non basta: nobildonne famose si esibivano in parti oscene; e presso il bosco di cui Augusto contornò il lago riservato alle naumachie sorsero luoghi di convegno e taverne e si potevano comprare strumenti di lussuria. Vi si distribuivano monete, che gli onesti spendevano per necessità, i viziosi per ostentazione. Poi scandali e infamie dilagarono e, pur nella corruzione morale di quel tempo, nessuna accozzaglia di persone, più di quella, riuscì a diffondere altrettante perversioni. Già è difficile salvare la propria dignità nel corso di una vita onesta: tanto meno erano difendibili, in quella gara di pratiche viziose, il pudore, la moderazione, un minimo almeno di moralità. Infine Nerone salì sulla scena, accordando con molto impegno le corde della cetra e provando il tono giusto con maestri di canto al suo fianco. Erano intervenuti la coorte pretoria, i centurioni, i tribuni e Burro, affranto ma prodigo di lodi. Fu allora che, per la prima volta, vennero reclutati tra i cavalieri romani, col nome di Augustiani, dei giovani, selezionati per l'età e il fisico aitante, alcuni di insolente presunzione, altri sperando di acquistare potere. Costoro, in un continuo scrosciare di applausi giorno e notte, davano alla bellezza del principe e alla sua voce epiteti divini: e, come se lo dovessero a meriti particolari, vivevano godendosi fama e onori.