Traduzione di Paragrafo 4 - Traduzione 2, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Ceterum, peractis tristitiae imitamentis, curiam ingressus et de auctoritate patrum et consensu militum praefatus, consilia sibi et exempla capessendi egregia imperii memoravit, neque iuventam armis civilibus aut domesticis discordiis imbutam; nulla odia; nullas iniurias nec cupidinem ultionis adferre. Tum formam futuri principatus praescripsit, ea maxime declinans, quorum recens flagrabat invidia: non enim se negotiorum omnium iudicem fore, ut clausis unam intra domum accusatoribus et reis, paucorum potentia grassaretur, nihil in penatibus suis venale aut ambitioni pervium; discretam domum et rem publicam. Teneret antiqua munia senatus, consulum tribunalibus Italia et publicae provinciae adsisterent: illi patrum aditum praeberent, se mandatis exercitibus consulturum.

Traduzione all'italiano


Quindi, terminate le finzioni di dolore, entrato nella curia e accennato all' autorità dei senatori e all'accordo dei soldati, ricordò per lui i consigli e gli esempi per intraprendere bene il principato, e che la sua giovinezza non si era formata delle armi civili o delle discordie domestiche; egli non portava nessun odio, nessuna offesa né desiderio di vendetta. Poi fece un schema del futuro principato rifiutando soprattutto quelle cose la cui ostilità recente era viva: egli infatti non sarebbe stato giudice di tutti i processi, cosicché, chiusi entro una sola casa gli accusatori e gli accusati, l'autorità di pochi avesse il sopravvento; nella sua casa non ci sarebbe stato niente di venale o incline all'ambizione; sarebbe stata separata la sua casa e lo Stato. Il Senato avrebbe mantenuto gli antichi incarichi, l'Italia e le provincie pubbliche avrebbero ricorso ai tribunali dei consoli: essi avrebbero offerto l'accesso al Senato, egli avrebbe provveduto agli eserciti affidatigli.