Traduzione di Paragrafo 33 - Traduzione 2, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Idem annus plures reos habuit, Quorum P. Celerem, accusante Asia, quia absolvere nequibat Caesar, traxit, senecta donec mortem obiret; nam Celer, interfecto, ut memoravi, Silano pro consule, magnitudine sceleris cetera flagitia obtegebat. Cossutianum Capitonem Cilices detulerant maculosum foedumque, et idem ius audaciae in provincia ratum, quod in urbe exercuerat; sed, pervicaci accusatione conflictatus, postremo defensionem omisit ac lege repetundarum damnatus est. Pro Eprio Marcello, a quo Lycii res repetebant, eo usque ambitus praevaluit, ut quidam accusatorum eius exilio multarentur, tamquam insonti periculum fecissent.

Traduzione all'italiano


Lo stesso anno ebbe molti imputati tra i quali fu rimandato il caso di Publio Celere, accusandolo l'Asia, poiché Cesare non poteva dichiararlo innocente, finché per vecchiaia morì; infatti Celere, ucciso, come ho ricordato, il proconsole Silano, ricopriva con la gravosità di quell’uccisione gli altri misfatti. I Cilici avevano querelato Cossuziano Capitone, uomo infamato di delitti e ignobile e che reputava nella provincia lo stesso diritto di coraggio che aveva esercitato in Roma; ma, combattuto dall'ostinata accusa, alla fine tralasciò la difesa e fu accusato, secondo la legge, di concussione. A tal punto il broglio prevalse a vantaggio di Eprio Marcello dal quale i Lici pretendevano la riconsegna, che alcuni dei suoi denunciatori furono condannati all'esilio, come se avessero denunciato un innocente.