Traduzione di Paragrafo 25 - Traduzione 2, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Q. Volusio P. Scipione consulibus, otium foris, foeda domi lascivia, qua Nero itinera urbis et lupanaria et deverticula, veste servili in dissimulationem sui compositus, pererrabat, comitantibus qui raperent venditioni exposita et obviis vulnera inferrent, adversus ignaros adeo, ut ipse quoque exciperet ictus et ore praeferret. Deinde ubi Caesarem esse qui grassaretur pernotuit, augebanturque iniuriae adversus viros feminasque insignes, et quidam, permissa semel licentia, sub nomine Neronis, inulti propriis cum globis eadem exercebant, in modum captivitatis nox agebatur; Iuliusque Montanus, senatorii ordinis, sed qui nondum honorem capessisset, congressus forte per tenebras cum principe, quia vi attemptantem acriter, reppulerat, deinde adgnitum oraverat, quasi exprobrasset mori adactus est. Nero tamen metuentior in posterum milites sibi et plerosque gladiatores circumdedit, qui rixarum initia modica et quasi privata sinerent: si a laesis validius ageretur, arma inferebant. Ludicram quoque licentiam et fautores histrionum velut in proelia convertit impunitate et praemiis atque ipse occultus et plerumque coram prospectans: donec, discordi populo et gravioris motus terrore non aliud remedium repertum est, quam ut histriones Italia pellerentur milesque theatro rursum adsideret.

Traduzione all'italiano


Essendo consoli Quinto Volusio e Publio Scipione, ci fu pace all'esterno, in casa una spregevole sregolatezza per il fatto che Nerone vagava per le strade della città e i posti famigerati e le osterie, ricoperto in una veste servile in finzione di se stesso, accompagnandolo alcuni che derubavano le cose esibite per la vendita e recavano ferite a coloro che incontravano, contro persone inconsapevoli a tal punto che pure lui riceveva e mostrava le percosse sul volto. Successivamente, quando si seppe che era Cesare quello che agiva con violenze e accrescevano le ingiurie verso uomini e donne nobili, ed alcuni, permessa a se stessi licenza, sotto il nome di Nerone praticavano impuniti le stesse (violenze) con proprie bande, la notte veniva passata a modo di una schiavitù; e Giulio Montano, dell'ordine senatorio, ma che non ancora aveva preso la carica, avvicinandosi per caso nell’oscurità con il principe, poiché aveva rigettato con forza quello che lo aggrediva crudelmente, poi avendolo riconosciuto, lo aveva implorato, come se lo avesse oltraggiato, fu costretto a morire. Nerone ciononostante, alquanto timoroso, successivamente si circondò di soldati e moltissimi gladiatori i quali permettessero gli inizi delle contese moderate e quasi personali: se da parte degli oltraggiati si agiva troppo violentemente, davano di piglio alle armi. Mutò, come se fossero combattimenti, anche la licenza dei giochi ed i sostenitori degli istrioni con l'impunibilità e con premi, e egli stesso nascosto, e per lo più presenziando apertamente, finché, essendo il popolo contrario e per paura di un moto più pericoloso, non si trovò altro rimedio se non che gli istrioni fossero espulsi dall'Italia e i soldati sedessero di nuovo nel teatro.