Traduzione di Paragrafo 14 - Traduzione 2, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Nec defuere qui in deterius referrent. Et Nero infensus iis, quibus superbia muliebris innitebatur, demovet Pallantem cura rerum, quis a Claudio impositus velut arbitrium regni agebat; ferebaturque, degrediente eo magna prosequentium multitudine, non absurde dixisse, ire Pallantem ut eiuraret. Sane pepigerat Pallas, ne cuius facti in praeteritum interrogaretur paresque rationes cum re publica haberet. Praeceps posthac Agrippina ruere ad terrorem et minas, neque principis auribus abstinere, quo minus testaretur adultum iam esse Britannicum, veram dignamque stirpem suscipiendo patris imperio, quod insitus et adoptivus per iniurias matris exerceret. Non abnuere se quin cuncta infelicis domus mala patefierent, suae in primis nuptiae, suum veneficium: id solum dis et sibi provisum, quod viveret privignus. Ituram cum illo in castra; audiretur hinc Germanici filia, inde debilis Burrus et exul Seneca, trunca scilicet manu et professoria lingua generis humani regimen expostulantes. Simul intendere manus, adgerere probra, consecratum Claudium, infernos Silanorum manes invocare et tot inrita facinora.

Traduzione all'italiano


Né mancarono di quelli che riferivano volgendole in peggio. Frattanto Nerone, ostile a coloro sui quali poggiava la prepotenza di quella donna, rimuove Pallante dall'amministrazione del tesoro imperiale, che, messo a capo da Claudio, esercitava per così dire il potere del regno; e si diceva che, mentre egli si allontanava con una grande folla di accompagnatori, avesse detto, non senza arguzia, che Pallante andava a dimettersi. In verità, Pallante aveva pattuito di non essere interrogato di alcun fatto per il passato e di avere i conti pari con lo Stato. Dopo di ciò Agrippina, furibonda, ciecamente si spingeva fino al terrore e alle minacce e non si teneva lontana dalle orecchie del principe nel dichiarare apertamente che ormai era adulto Britannico, vero e degno discendente per assumere l'impero del padre che un estraneo e adottato esercitava grazie alle malefatte della madre. Ella non negava che si scoprivano tutte le magagne di quella casa infelice, in primo luogo le sue nozze, il suo avvelenamento: questo soltanto era stato provveduto dagli dei e da lei stessa, ovvero, che fosse in vita il figliastro. Sarebbe andata con lui nell'accampamento: da un parte là si sarebbe potuto ascoltare la figlia di Germanico, dall'altra il mutilato Burro e l'esule Seneca nell'atto di richiedere il governo del genere umano, naturalmente con la mano mozza e con lingua declamatoria. Allo stesso tempo agitava minacciosa le mani, ammucchiava ingiurie, invocava il consacrato Claudio, i Mani infernali dei Silani e tante altre scelleratezze di nessuna utilità.