Traduzione di Paragrafo 56, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Et commotus his Avitus: patienda meliorum imperia; id dis, quos implorarent, placitum, ut arbitrium penes Romanos maneret, quid darent quid adimerent, neque alios iudices quam se ipsos paterentur. Haec an in publicum Ampsivariis respondit, ipsi Boiocalo ob memoriam amicitiae daturum agros. Quod ille ut proditionis pretium aspernatus addidit "deesse nobis terra ubi vivamus, in qua moriamur, non potest." atque ita infensis utrimque animis discessum. Illi Bructeros, Tencteros, ulteriores etiam nationes socias bello vocabant: Avitus scripto ad Curtilium Manciam superioris exercitum legatum, ut Rhenum transgressus arma a tergo ostenderet, ipse legiones in agrum Ten[ct]erum induxit, excidium minitans, ni causam suam dissociarent. Igitur absistentibus his pari metu exterriti Bructeri; et ceteris quoque aliena pericula deserentibus sola Ampsivariorum gens retro ad Usipos et Tubantes concessit. Quorum terris exacti cum Chattos, dein Cheruscos petissent, errore longo hospites, egeni, hostes in ali[en]o quod iuventutis erat caeduntur, imbellis aetas in praedam divisa est.

Traduzione all'italiano


Fu scosso da quelle parole Avito: rispose che bisognava piegarsi al volere dei più forti; che gli stessi dèi che lui implorava avevano voluto che spettasse ai Romani decidere cosa dare e cosa togliere, e che i Romani non avrebbero tollerato altri giudici all'infuori di se stessi. Questa la risposta ufficiale data agli Ampsivari, ma a Boiocalo, in ricordo dell'amicizia, promise dei campi. Che lui rifiutò sdegnosamente, come prezzo del tradimento: "Se ci manca" aggiunse "la terra in cui vivere, non può mancarci quella su cui morire." Si lasciarono con animo ostile. Gli Ampsivari chiamarono come alleati alla guerra i Brutteri, i Tencteri e anche popoli ancora più lontani. Avito inviò un messaggio a Curtilio Mancia, legato dell'esercito superiore, di passare il Reno e di presentarsi in armi alle loro spalle; quanto a sé, portò le legioni nel territorio dei Tencteri, minacciando un massacro, se non si fossero dissociati. Si staccarono dunque, e i Brutteri subirono il terrore di eguali minacce; e, al ritirarsi anche di altri popoli di fronte ai pericoli altrui, gli Ampsivari, rimasti soli, si ritirarono presso gli Usipi e i Tubanti. Ma, cacciati anche dalle loro terre, puntarono verso i Catti e poi verso i Cherusci e, in questi lunghi spostamenti, trattati da estranei, da miserabili affamati, da nemici in terra altrui, i giovani furono uccisi e gli inetti alle armi divisi come preda.