Traduzione di Paragrafo 55, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Eosdem agros Ampsivarii occupavere, validior gens non modo sua copia, sed adiacentium populorum miseratione, qui pulsi a Chaucis et sedis inopes tutum exilium orabant. Aderatque iis clarus per illas gentes et nobis quoque fidus nomine Boiocalus, vinctum se rebellione Cherusca iussu Arminii referens, mox Tiberio et Germanico ducibus stipendia meruisse, et quinquaginta annorum obsequio id quoque adiungere, quod gentem suam dicioni nostrae subiceret. Quotam partem campi iacere, in quam pecora et armenta militum aliquando transmitterentur! Servarent sane receptus gregibus inter hominum famem, modo ne vastitatem et solitudinem mallent quam amicos populos. Chamavorum quondam ea arva, mox Tubantum et post Usiporum fuisse. Sicuti caelum deis, ita terras generi mortalium datas; quaeque vacuae, eas publicas esse. Solum inde suspiciens et cetera sidera vocans quasi coram interrogabat, vellentne contueri inane solum: potius mare superfundere[nt] adversus terrarum ereptores.

Traduzione all'italiano


Quelle medesime terre furono occupate dagli Ampsivari, popolo più potente, non solo per il numero, ma forte anche della compassione delle genti vicine, perché, cacciati dai Cauci e senza sede, cercavano un asilo sicuro. Li appoggiava un personaggio famoso tra quei popoli, a noi fedele, chiamato Boiocalo, il quale ricordava d'essere stato imprigionato, per ordine di Arminio, durante la ribellione dei Cherusci, d'aver poi combattuto sotto Tiberio e Germanico e, a un'obbedienza di cinquant'anni, voleva aggiungere anche questo privilegio, di mettere il suo popolo sotto la nostra sovranità. Perché - diceva - tanta distesa di terre, su cui far passare, solo qualche volta, le greggi e le mandrie dei soldati? Si riservassero pure un rifugio per le loro bestie, in mezzo a uomini affamati, ma non potevano preferire campi vuoti e abbandonati piuttosto che l'amicizia dei popoli! Un tempo quelle terre erano state dei Camavi, poi dei Tubanti e poi degli Usipi. Come il cielo è per gli dèi, così le terre sono per il genere umano; e quelle libere erano di tutti. Poi, levando gli occhi al sole e invocando tutti gli astri, chiedeva loro, quasi fossero presenti, se potevano tollerare l'esistenza di terre vuote: meglio se avessero riversato il mare sugli usurpatori delle terre.