Traduzione di Paragrafo 5, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Nec defuit fides, multaque arbitrio senatus constituta sunt: ne quis ad causam orandam mercede aut donis emeretur, ne designatis [quidem] quaestoribus edendi gladiatores necessitas esset. Quod quidem adversante Agrippina, tamquam acta Claudii subverterentur, obtinuere patres, qui in Palatium ob id vocabantur, ut adstaret additis a tergo foribus velo discreta, quod visum arceret, auditus non adimeret. Quin et legatis Armeniorum causam gentis apud Neronem orantibus escendere suggestum imperatoris et praesidere simul parabat, nisi ceteris pavore defixis Seneca admonuisset, venienti matri occurrere. Ita specie pietatis obviam itum dedecori.

Traduzione all'italiano


Mantenne la parola, e molte furono le deliberazioni prese per volontà del senato, come il divieto di ricevere compensi o doni per difendere una causa e come la cancellazione dell'obbligo, per i questori designati, di organizzare spettacoli di gladiatori a proprie spese. Su questo punto, nonostante l'opposizione di Agrippina, quasi che fossero sovvertite le disposizioni di Claudio, riuscirono a prevalere i senatori, i quali venivano riuniti a palazzo, proprio perché lei potesse presenziare, per mezzo di un vano praticato sul fondo della sala e chiuso da una tenda, che impedisse agli altri di vederla, ma le permettesse di sentire. Anzi, una volta che una delegazione armena perorava, davanti a Nerone, a favore del proprio popolo, Agrippina stava per salire sul palco imperiale e presiedere all'udienza insieme al figlio, ma per fortuna Seneca, mentre gli altri se ne stavano inchiodati dalla paura, suggerì a Nerone di muovere incontro alla madre. Così, con la finta di un omaggio filiale, si evitò uno scandalo.