Traduzione di Paragrafo 49, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Non referrem vulgarissimum senatus consultum, quo civitati Syracusanorum egredi numerum edendis gladiatoribus finitum permittebatur, nisi Paetus Thrasea contra dixisset praebuissetque materiem obtrectatoribus arguendae sententiae. Cur enim, si rem publicam egere libertate senatoria crederet, tam levia consectaretur? Quin de bello aut pace, de vectigalibus et legibus, quibusque aliis [res] Romana continetur, suaderet dissuaderetve? Licere patribus, quotiens ius dicendae sententiae accepissent, quae vellent expromere relationemque in ea postulare. An solum emendatione dignum, ne Syracusis spectacula largius ederentur: cetera per omnes imperii partes perinde egregia quam si non Nero, sed Thrasea regimen eorum teneret? Quod si summa dissimulatione transmitterentur, quanto magis inanibus abstinendum! Thrasea contra, rationem poscentibus amicis, non praesentium ignarum respondebat eius modi consulta corrigere, sed patrum honori dare, ut manifestum fieret magnarum rerum curam non dissimulaturos, qui animum etiam levissimis adverterent.

Traduzione all'italiano


Eviterei di riferire di una banalissima delibera del senato, con cui si concedeva alla città di Siracusa di superare il limite fissato dei gladiatori negli spettacoli, se non si fosse opposto Trasea Peto e se non avesse offerto ai suoi avversari materia per criticare il suo intervento. Se credeva - argomentavano - che in questo stato non si esprimesse la libertà del senato, perché allora si occupava di sciocchezze di tal genere? Perché invece non esprimersi, pro o contro, sulla guerra e sulla pace, sui tributi e sulle leggi e sui problemi fondamentali dello stato? Ai senatori era consentito, al loro turno, di parlare, di mettere sul tappeto ciò che volevano e di esigerne la trattazione. O si doveva credere che l'unica correzione apportabile fosse quella di impedire spettacoli più grandiosi a Siracusa e che in tutte le parti dell'impero ogni cosa funzionasse così bene, come se non Nerone, bensì Trasea reggesse il governo? E se i problemi importanti venivano ignorati, come se non esistessero, non si doveva, a maggior ragione, non occuparsi di quelli insignificanti? In risposta Trasea, agli amici che gli chiedevano conto del suo comportamento, spiegava che, se correggeva provvedimenti secondari come quello, non era perché non vedesse ben altri problemi attuali, ma lo faceva per tributare onore al senato, perché insomma fosse chiaro che avrebbero saputo confrontarsi con problemi seri coloro ai quali non sfuggivano neppure questioni di dettaglio.