Traduzione di Paragrafo 46, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Otho sive amore incautus laudare formam elegantiamque uxoris apud principem, sive ut accenderet ac, si eadem femina potirentur, id quoque vinculum potentiam ei adiceret. Saepe auditus est consurgens e convivio Caesaris seque ire ad illam, sibi concessam dictitans nobilitatem pulchritudinem, vota omnium et gaudia felicium. His atque talibus inritamentis non longa cunctatio interponitur, sed accepto aditu Poppaea primum per blandimenta et artes valescere, imparem cupidini et forma Neronis captam simulans; mox acri iam principis amore ad superbiam vertens, si ultra unam alteramque noctem attineretur, nuptam esse se dictitans, nec posse matrimonium omittere, devinctam Othoni per genus vitae, quod nemo adaequaret: illum animo et cultu magnificum; ibi se summa fortuna digna visere. At Neronem, paelice ancilla et adsuetudine Actes devinctum, nihil e contubernio servili nisi abiectum et sordidum traxisse. Deicitur familiaritate sueta, post congressu et comitatu Otho, et ad postremum, ne in urbe aemulatus ageret, provinciae Lusitaniae praeficitur; ubi usque ad civilia arma non ex priore infamia, sed integre sancteque egit, procax otii et potestatis temperantior.

Traduzione all'italiano


Otone insisteva nel lodare, davanti al principe, la bellezza e l'eleganza della moglie, reso incauto dall'amore o per accendere in lui la passione, onde accrescere, se possedevano la stessa donna, la propria potenza grazie a questo vincolo. Fu udito spesso dire, nell'atto di levarsi dal banchetto di Cesare, che andava da lei, perché gli erano stati concessi la nobiltà, la bellezza, i sogni di ogni uomo e l'ebbrezza della felicità. Eccitato da tali parole, Nerone non si lascia andare a molti indugi, ma Poppea, accolta a corte, impose dapprima il suo fascino con mille seduzioni, fingendosi soggiogata dalla passione e conquistata dalla bellezza di Nerone, poi, quando l'amore del principe si fece assillante, divenne ritrosa e, se voleva trattenerla più di una o due notti, ripeteva ch'era sposata, di non poter trascurare il suo matrimonio e di sentirsi legata a Otone da un tipo di vita non eguagliabile; Otone - diceva - era un uomo meraviglioso d'animo e nei modi, e lei vedeva in lui qualità degne della somma fortuna, mentre Nerone, legato da una lunga consuetudine con Atte, una concubina e ancella, da questo rapporto con una serva non aveva tratto che modi bassi e volgari. Allora Otone viene allontanato, prima dalla abituale intimità col principe, poi dalla sua compagnia e dal seguito, e infine, perché nella città non ci fosse un rivale, fu mandato a governare la provincia di Lusitania; qui, fino alla guerra civile, smentendo la sua pessima fama precedente, si comportò in modo integro e scrupoloso: dissoluto nel privato, ma capace di equilibrio nell'esercizio del potere.