Traduzione di Paragrafo 41, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Et Corbulo castra in loco metatus, an expeditis legionibus nocte Artaxata pergeret obsidioque circumdaret agitavit, concessisse illuc Tiridaten ratus. Dein postquam exploratores attulere longinquum regis iter et Medi an Albani peterentur incertum, lucem opperitur, praemissaque levi[s] armatura, quae muros interim ambiret oppugnationemque eminus inciperet. Sed oppidani portis sponte patefactis se suaque Romanis permisere. Quod salutem ipsis tulit; Artaxatis ignis immissus deletaque et solo aequata sunt, qui nec teneri [poterant] sine valido praesidio ob magnitudinem moenium, nec id nobis virium erat, quod firmando praesidio et capessendo bello divideretur, vel, si integra et incustodita relinquerentur, nulla in eo utilitas aut gloria, quod capta essent.Adicitur miraculum velut numine oblatum: nam cuncta [extra tectis] hactenus sole inlustria fuere; repente quod moenibus cingebatur ita atra nube coopertum fulgoribusque discretum est, ut quasi infensantibus deis exitio tradi crederetur. Ob haec consal[ut]atus imperator Nero, et senatus consulto supplicationes habitae, statuaeque et arcus et continui consulatus principi, utque inter festos referretur dies, quo patrata victoria, quo nuntiata, quo relatum de ea esset, aliaque in eandem formam decernuntur, adeo modum egressa, ut C. Cassius de ceteris honoribus adsensus, si pro benignitate fortunae dis grates agerentur, ne totum quidem annum supplicationibus sufficere disseruerit, eoque oportere dividi sacros et negotiosos dies, quis divina colerent et humana non impedirent.

Traduzione all'italiano


Corbulone si accampò sul posto e fu a lungo in dubbio se puntare, quella notte, con le legioni libere da salmerie, su Artassata e stringerla d'assedio, nell'ipotesi che là si fosse ritirato Tiridate. Ma poi, quando gli esploratori portano la notizia che il re si era allontanato e non si sapeva se diretto verso i Medi o gli Albani, aspetta che sia giorno, e intanto manda avanti la fanteria leggera, per circondare le mura e cominciare l'assedio da lontano, ma gli abitanti presero l'iniziativa di aprire le porte, per affidare sé e le loro cose ai Romani.
Il gesto li salvò: la città fu data alle fiamme, abbattuta, rasa al suolo; non era possibile tenerla senza un consistente presidio, data l'ampiezza delle mura, e non disponevamo di forze sufficienti, per dividerle tra il presidio e la ripresa della guerra; e lasciarla intatta e incustodita avrebbe tolto il vantaggio e la gloria d'averla presa. Si aggiunse anche un prodigio offerto, si direbbe, da un nume: mentre i luoghi esterni, fino all'abitato, erano illuminati dal sole, la parte compresa entro la cinta delle mura si coprì, in un attimo, di nuvole nere e fu solcata dalle folgori, sicché sembrava votata alla rovina dalla collera degli dèi. Per questa impresa Nerone fu salutato imperator e, su delibera del senato, si tennero cerimonie di ringraziamento e si decisero statue, archi e un consolato ininterrotto per il principe, e vennero inclusi tra i giorni festivi quello del conseguimento della vittoria, quello del suo annuncio e quello della relazione fattane in senato e, in più, si proposero altri provvedimenti analoghi, così eccessivi che Gaio Cassio, pur concordando sulle altre iniziative, disse nel suo intervento che, volendo ringraziare gli dèi in proporzione alla benignità della fortuna, non sarebbe bastato un anno di pubbliche cerimonie e che quindi diventava necessario distinguere i giorni sacri da quelli lavorativi, in modo da onorare gli dèi senza intralcio per la vita civile.