Traduzione di Paragrafo 39, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Rex sive fraudem suspectans, quia plura simul in loca ibatur, sive ut commeatus nostros Pontico mari et Trapezunte oppido adventantes interciperet, propere discedit. Sed neque commeatibus vim facere potuit, quia per montes ducebantur praesidiis nostris insessos, et Corbulo, ne inritum bellum traheretur utque Armenios ad sua defendenda cogeret, exscindere parat castella, sibique quod validissimum in ea praefectura, cognomento Volandum, sumit; minora Cornelio Flacco legato et Insteio Capitoni castrorum praefecto mandat. Tum, circumspectis munimentis et quae expugnationi idonea provisis, hortatur milites, ut hostem vagum neque paci aut proelio paratum, sed perfidiam et ignaviam fuga confitentem exuerent sedibus gloriaeque pariter et praedae consulerent. Tum quadripertito exercitu hos in testudinem conglobatos subruendo vallo inducit, alios scalas moenibus admovere, multos tormentis faces et hastas incutere iubet. Libritoribus funditoribusque attributus locus, unde eminus glandes torquerent, ne qua pars subsidium laborantibus ferret pari undique metu. Tantus inde ardor certantis exercitus fuit, ut intra tertiam diei partem nudati propugnatoribus muri, obices portarum subversi, capta escensu munimenta omnesque puberes trucidati sint, nullo milite amisso, paucis admodum vulneratis. Et imbelle vulgus sub corona venundatum, reliqua praeda victoribus cessit. Pari fortuna legatus ac praefectus usi sunt, tribusque una die castellis expugnatis cetera terrore et alia sponte incolarum in deditionem veniebant. Unde orta fiducia caput gentis Artaxata adgrediendi. Nec tamen proximo itinere ductae legiones, qua si amnem Araxen, qui moenia adluit, ponte transgrederentur, sub ictum dabantur: procul et latioribus vadis transiere.

Traduzione all'italiano


Il re si affrettò a partire, o sospettando un inganno nel vedere i nostri dispersi contemporaneamente in luoghi diversi, o per intercettare i nostri convogli in arrivo dal Ponto e dalla città di Trapezunte. Ma non gli riuscì di assalire la carovana dei rifornimenti, perché percorrevano vallate tenute sotto il controllo dei nostri presidi. Corbulone, per non prolungare una guerra inconcludente e per obbligare gli Armeni a difendersi, si accinge ad abbattere le fortezze, riservandosi la più ostica di quel distretto, che si chiama Volando; ne assegna altre, meno importanti, al legato Cornelio Flacco e al prefetto del campo Insteio Capitone. Dopo aver esaminato le difese e provveduto all'attrezzatura necessaria all'attacco, esorta i soldati a stanare da quella sede un nemico vagabondo, non disposto né alla pace né alla guerra, specializzato nella fuga, gesto in cui dice quanto sia vile e sleale: essi invece potevano pensare alla gloria e insieme alla preda. Diviso poi l'esercito in quattro parti, ne conduce una parte, raccolta a testuggine, a scalzare le difese, manda un secondo gruppo ad appoggiare le scale alle mura; molti hanno il compito di scagliare con le macchine torce e aste. Assegnò a lanciatori e frombolieri un luogo, da cui lanciare proiettili a distanza: sottoponendo tutti i nemici egualmente a un impegno durissimo, voleva impedire che una parte accorresse in aiuto degli altri in difficoltà. Lo slancio dell'esercito, impegnato come in una gara, fu tale che, prima che fosse trascorso un terzo del giorno, i difensori furono spazzati via dalle mura, le barricate delle porte travolte, i bastioni scalati e tutti i maschi adulti trucidati, senza la perdita di nessun legionario e solo con qualche ferito. La massa di chi non poteva combattere fu venduta come schiava e il resto andò preda ai vincitori. Il legato e il prefetto ebbero eguale fortuna: in un giorno furono espugnate tre fortezze, e le altre si arrendevano per timore o per spontanea decisione degli abitanti. Nacque così la fiducia di poter assediare Artassata, la capitale di quel popolo. Le legioni però non vi furono condotte per la via più breve, perché l'attraversamento del ponte sull'Arasse, che lambisce le mura, comportava di finire sotto tiro. Passarono più lontano, attraverso guadi più ampi.