Traduzione di Paragrafo 38, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Placitum dehinc, qui commeantibus in vicem nuntiis nihil in summa[m] pacis proficiebatur, colloquio ipsorum tempus locumque destinari. Mille equitum praesidium Tiridates adfore sibi dicebat; quantum Corbuloni cuiusque generis militum adsisteret, non statuere, dum positis loricis et galeis in faciem pacis veniretur. Cuicumque mortalium, nedum veteri et provido duci, barbarae astutiae patuissent: ideo artum inde numerum finiri et hinc maiorem offerri, ut dolus pararetur; nam equiti sagittarum usu exercito si detecta corpora obicerentur, nihil profuturam multitudinem. Dissimulato tamen intellectu rectius de iis, quae in publicum consulerentur, totis exercitibus coram dissertaturos respondit. Locumque delegit, cuius pars altera colles erant clementer adsurgentes accipiendis peditum ordinibus, pars in planitiem porrigebatur ad explicandas equitum turmas. Dieque pacto prior Corbulo socias cohortes et auxilia regum pro cornibus, medio sextam legionem constituit, cui accita per noctem aliis ex castris tria milia tertianorum permiscuerat, una cum aquila, quasi eadem legio spectaretur. Tiridates vergente iam die procul adstitit, unde videri magis quam audiri posset. Ita sine congressu dux Romanus abscedere militem sua quemque in castra iubet.

Traduzione all'italiano


Poiché questo reciproco scambio di messaggeri si rivelava inconcludente ai fini della pace, si decise di fissare un tempo e un luogo per un comune incontro. Tiridate diceva che si sarebbe presentato con una scorta di mille cavalieri e che, per Corbulone, non voleva fissare il numero e il tipo di soldati, purché, deposti elmi e corazze, venissero in atto di pace. L'astuzia del barbaro sarebbe apparsa evidente a chiunque, tanto più a un oculato ed esperto comandante: definire per sé un numero limitato e concederne agli altri uno superiore, tutto ciò puntava all'inganno. Infatti con dei cavalieri esercitati a maneggiare l'arco, cui si offrissero dei bersagli scoperti, a cosa poteva servire una gran massa di presenti? Corbulone tuttavia, senza lasciar intendere di aver capito, rispose che, su un tema che coinvolgeva tutti, era meglio discutere alla presenza degli eserciti al completo. E scelse un luogo che presentava dei colli in dolce pendio, atti a dispiegare la fanteria e che, in parte, si apriva in una piana, per le manovre degli squadroni di cavalleria. Il giorno fissato, Corbulone dispose per primo le coorti alleate e gli ausiliari dei re alle ali e, al centro, la sesta legione, entro la quale aveva confuso tremila soldati della terza, fatti accorrere, nella notte, da un altro accampamento, ma con un'aquila unica, in modo che, a distanza, apparisse come una sola legione. Quando il giorno volgeva al termine, Tiridate si fermò a una certa distanza, da cui era più facile essere visto che udito. Così l'incontro non ci fu, e il comandante romano ordinò ai suoi uomini di rientrare ciascuno nel proprio accampamento.