Traduzione di Paragrafo 37, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


At Tiridates super proprias clientelas ope Vologaesi fratris adiutus, non furtim iam, sed palam bello infensare Armeniam, quosque fidos nobis rebatur, depopulari, et si copiae contra ducerentur, eludere hucque et illuc volitans plura fama quam pugna exterrere. Igitur Corbulo, quaesito diu proelio frustra habitus et exemplo hostium circumferre bellum coactus, dispertit vires, ut legati praefectique diversos locos pariter invaderent. Simul regem Antiochum monet proximas sibi praefecturas petere. Nam Pharasmanes interfecto filio Radamisto quasi proditore, quo fidem in nos testaretur, vetus adversus Armenios odium promptius exercebat. Tuncque primum inlecti Moschi, gens ante alias socia Romanis, avia Armeniae incursavit. Ita consilia Tiridati in contrarium vertebant, mittebatque oratores, qui suo Parthorumque nomine expostularent, cur datis nuper obsidibus redintegrataque amicitia quae novis quoque beneficiis locum aperiret, vetere Armeniae possessione depelleretur. Ideo nondum ipsum Volgaesen commotum, quia causa quam vi agere mallent; sin perstaretur in bello, non defore Arsacidis virtutem fortunamque saepius iam clade Romana expertam. Ad ea Corbulo, satis comperto Volgaesen defectione Hyrcaniae attineri, suadet Tiridati precibus Caesarem adgredi: posse illi regnum stabile et res incruentas contingere, si omissa spe longinqua et sera praesentem potioremque sequeretur.

Traduzione all'italiano


Tiridate, intanto, non solo con l'appoggio dei propri seguaci, ma con gli aiuti del fratello Vologese, apriva, non più di nascosto bensì in modo scoperto, le ostilità contro l'Armenia, sottoponendo a incursioni e saccheggi quanti riteneva filo-romani ed eludeva poi i nostri contrattacchi e, con rapidi spostamenti nei luoghi più diversi, seminava il terrore, più con la fama che con vere e proprie battaglie. Invano Corbulone cercò a lungo lo scontro aperto, ma fu costretto alla guerriglia dall'esempio del nemico; allora divide le forze in modo che legati e prefetti attaccassero contemporaneamente in punti diversi; nel contempo, dà la direttiva al re Antioco di puntare sui distretti a lui vicini. Infatti Farasmane, fatto uccidere il figlio Radamisto come traditore, per testimoniarci la sua fedeltà, dava libero sfogo al suo antico rancore contro gli Armeni. Allora furono sollecitati per la prima volta i Moschi, popolo fedele ai Romani più degli altri, che cominciarono le loro incursioni nelle zone impervie dell'Armenia. Così venivano rovesciati i piani di Tiridate; il quale, allora, a nome suo e dei Parti, mandava legazioni a chiedere perché, dopo la recente consegna degli ostaggi e la riconferma di un'amicizia, foriera di nuovi vantaggi, lo volessero cacciare dal suo antico possesso dell'Armenia. Vologese - faceva dire - non s'era ancora personalmente mosso, solo perché preferiva fare appello alle proprie ragioni che usare la forza; ma, se le ostilità continuavano, agli Arsacidi non sarebbero mancati quel valore e quella fortuna che tante volte i Romani avevano sperimentato con la sconfitta. In risposta Corbulone, ben sapendo che Vologese era bloccato dalla rivolta dell'Ircania, persuade Tiridate a rivolgersi a Cesare: solo con l'abbandono di speranze improbabili e lontane e guardando in faccia alla realtà presente, più affidabile, avrebbe potuto avere un regno stabile e senza spargimento di sangue.