Traduzione di Paragrafo 32, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Factum et senatus consultum ultioni iuxta et securitati, ut si quis a suis servis interfectus esset, ii quoque, qui testamento manu missi sub eodem tecto mansissent, inter servos supplicia penderent. Redditur ordini Lurius Varus consularis, avaritiae criminibus olim perculsus. Et Pomponia Graecina insignis femina, [A.] Plautio, quem ovasse de Britannis rettuli, nupta ac superstitionis externae rea, mariti iudicio permissa. Isque prisco instituto propinquis coram de capite famaque coniugis cognovit et insontem nuntiavit. Longa huic Pomponiae aetas et continua tristitia fuit. Nam post Iuliam Drusi filiam dolo Messalinae interfectam per quadraginta annos non cultu nisi lugubri, non animo nisi maesto egit; idque illi imperitante Claudio impune, mox ad gloriam vertit.

Traduzione all'italiano


Il senato emanò un decreto punitivo e preventivo insieme: se uno fosse stato ucciso dai suoi schiavi, anche quelli fra loro che, liberati per testamento, fossero rimasti sotto lo stesso tetto, subivano la pena degli altri schiavi. Venne riammesso in senato il cavaliere Lurio Varo, già condannato per malversazione. La nobildonna Pomponia Grecina, moglie di quell'Aulo Plauzio che, come ricordato, aveva ricevuto l'ovazione per la campagna contro i Britanni, accusata di praticare culti stranieri, venne lasciata al giudizio del marito. Ed egli, nel rispetto dell'antico istituto, tenne un processo, alla presenza dei familiari, in cui erano in gioco la vita e l'onore della moglie, e la dichiarò innocente. Pomponia ebbe vita lunga in una continua tristezza. Dopo la morte di Giulia, figlia di Druso, uccisa per le trame di Messalina, per quarant'anni non si vestì se non a lutto, non manifestò stato d'animo se non carico di mestizia. Tale gesto non le creò problemi negli anni dell'imperatore Claudio e in seguito fu per lei titolo di gloria.