Traduzione di Paragrafo 28, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Manebat nihilo minus quaedam imago rei publicae. Nam inter Vibullium praetorem et plebei tribunum Antistium ortum certamen, quod immodestos fautores histrionum et a praetore in vincla ductos tribunus omitti iussisset. Comprobavere patres, incusata Antistii licentia. Simul prohibiti tribuni ius praetorum et consulum praeripere aut vocare ex Italia, cum quibus lege agi posset. Addidit L. Piso designatus consul, ne quid intra domum pro potestate adverterent, neve multum ab iis dictam quaestores aerarii in publicas tabulas ante quattuor mense referrent; medio temporis contra dicere liceret, deque eo consules statuerent. Cohibita artius et aedilium potestas statutumque, quantum curules, quantum plebei pignoris caperent vel poenae inrogarent. Et Helvidius Priscus tr[ibunus] pl[ebis] adversus Obultronium Sabinum aerarii quaestorem contentiones proprias exercuit, tamquam ius hastae adversus inopes inclementer ageret. Dein princeps curam tabularum publicarum a quaestoribus ad praefectos transtulit.

Traduzione all'italiano


Rimaneva nondimeno una qualche parvenza dello stato repubblicano. Era sorto infatti un conflitto tra il pretore Vibullio e il tribuno della plebe Antistio, perché il tribuno aveva ordinato il rilascio di alcuni sfrenati sostenitori degli istrioni, arrestati dal pretore. I senatori approvarono l'operato di Vibullio e condannarono l'arbitrio di Antistio. E, in quell'occasione, fu fatto divieto ai tribuni di interferire nelle competenze dei pretori e dei consoli o di far comparire, davanti a loro, dall'Italia persone che dovessero subire un processo. Il console designato Lucio Pisone propose inoltre che i pretori non potessero prendere provvedimenti di legge nella loro casa e che i questori dell'erario non fossero tenuti a registrare sulle pubbliche tavole, prima di quattro mesi, le multe da loro comminate: nel frattempo era consentito fare ricorso, e, in merito, la decisione spettava ai consoli. Subirono restrizioni anche i poteri degli edili, si stabilirono limiti precisi per i sequestri pignorativi e per le pene pecuniarie inflitte dagli edili curuli e da quelli plebei. Il tribuno della plebe Elvidio Prisco espresse la sua personale avversione contro il questore dell'erario Obultronio Sabino, accusandolo di applicare con eccessiva durezza, nei confronti dei poveri, il diritto di sequestro. Il principe trasferì poi dai questori ai prefetti la conservazione dei registri erariali.