Traduzione di Paragrafo 2, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Ibaturque in caedes, nisi Afranius Burrus et Annaeus Seneca obviam issent. Hi rectores imperatoriae iuventae et, rarum in societate potentiae, concordes, diversa arte ex aequo pollebant, Burrus militaribus curis et severitate morum, Seneca praeceptis eloquentiae et comitate honesta, iuvantes in vicem, quo facilius lubricam principis aetatem, si virtutem aspernaretur, voluptatibus concessis retinerent. Certamen utrique unum erat contra ferociam Agrippinae, quae cunctis malae dominationis cupidinibus flagrans habebat in partibus Pallantem, quo auctore Claudius nuptiis incestis et adoptione exitiosa semet perverterat. Sed neque Neroni infra servos ingenium, et Pallas tristi adrogantia modum liberti egressus taedium sui moverat. Propalam tamen omnes in eam honores cumulabantur, signumque more militiae petenti tribuno dedit optimae matris. Decreti et a senatu duo lictores, flamonium Claudiale, simul Claudio censorium funus et mox consecratio.

Traduzione all'italiano


Si profilavano assassini in serie, se non si fossero opposti Afranio Burro e Anneo Seneca. Essi, posti a guida dell'imperatore nella sua giovinezza e, cosa rara nella condivisione di un simile potere, concordi, godevano, con competenze diverse, di pari autorità: a Burro l'addestramento militare e la lezione di rigore morale, a Seneca il tirocinio nell'eloquenza e un comportamento affabile ma dignitoso. Collaboravano per poter più facilmente tenere sotto controllo, con piaceri leciti, l'età del principe, piena di pericoli, se avesse disprezzato la virtù. La lotta comune era contro la prepotenza di Agrippina che, infiammata da tutte le voglie di una pessima tiranna, aveva dalla sua Pallante, per opera del quale Claudio si era rovinato con nozze incestuose e con una adozione esiziale. Ma Nerone, col suo carattere, non poteva sottostare a degli schiavi, e Pallante, avendo travalicato con meschina arroganza i limiti della sua condizione di liberto, lo aveva colmato di fastidio. Tuttavia, sul piano formale, tutti gli onori erano diretti alla persona di Agrippina; e Nerone, a un tribuno che gli chiedeva, secondo il regolamento, la parola d'ordine, disse: "Ottima madre". Il senato le assegnò due littori e la carica di sacerdotessa del divo Claudio, e a questi pubbliche onoranze funebri e, più tardi, l'apoteosi.