Traduzione di Paragrafo 15, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Turbatus his Nero et propinquo die, quo quartum decimum aetatis annum Britannicus explebat, volutare secum modo matris violentiam, modo ipsius indolem, [le]vi quidem experimento nuper cognitam, quo tamen favorem late quaesivisset. Festis Saturno diebus inter alia aequalium ludicra regnum lusu sortientium evenerat ea sors Neroni. Igitur ceteris diversa nec ruborem adlatura: ubi Britannico iussit exsurgeret progressusque in medium cantum aliquem inciperet, inrisum ex eo sperans pueri sobrios quoque convictus, nedum temulentos ignorantis, ille constanter exorsus est carmen, quo evolutum eum sede patria rebusque summis significabatur. Unde orta miseratio, manifestior quia dissimulationem nox et lascivia exemerat. Nero intellecta invidia odium intendit; urgentibusque Agrippinae minis, quia nullum crimen neque iubere caedem fratris palam audebat, occulta molitur pararique venenum iubet, ministro Pollione Iulio praetoriae cohortis tribuno, cuius cura attinebatur damnata veneficii nomine Locusta, multa scelerum fama. Nam ut proximus quisque Britannico neque fas neque fidem pensi haberet, olim provisum erat. Primum venenum ab ipsis educatoribus accepit, tramisitque exsoluta alvo parum validum, sive temperamentum inerat, ne statim saeviret. Sed Nero lenti sceleris impatiens minitari tribuno, iubere supplicium veneficae, quod, dum rumorem respiciunt, dum parant defensiones, securitatem morarentur. Promittentibus dein tam praecipitem necem, quam si ferro urgeretur, cubiculum Caesaris iuxta decoquitur virus cognitis antea venenis rapidum.

Traduzione all'italiano


Ne fu turbato Nerone e, avvicinandosi il giorno in cui Britannico compiva i quattordici anni, prese a considerare tra sé e sé ora il furore dispotico della madre, ora il carattere di Britannico, manifestatosi, da poco, in un episodio marginale, ma in cui aveva suscitato vaste simpatie. Durante la festa dei Saturnali, i coetanei, fra gli altri giochi, sorteggiavano il re della brigata e il sorteggio aveva favorito Nerone. Agli altri dunque diede ordini di varia natura e non umilianti; quando toccò a Britannico, gli comandò di alzarsi, di venire al centro e di intonare un canto, sperando di divertirsi alle spalle di quel ragazzo, inesperto dei banchetti più sobri e tanto meno con gente ubriaca. Britannico, senza scomporsi, intonò un carme allusivo alla sua estromissione dal posto di suo padre e dal potere. Ne seguì una commozione scoperta, perché quella baldoria notturna aveva tolto ogni finzione. Nerone comprese l'atteggiamento non benevolo e sentì crescere l'odio; allora, sotto la pressione delle minacce di Agrippina, non osando imputare nulla a Britannico, né ordinare apertamente l'assassinio del fratello, trama nell'ombra e fa preparare il veleno. Si servì di Giulio Pollione, tribuno di una coorte pretoria, responsabile della sorveglianza di Locusta, condannata per veneficio e famigerata per i suoi delitti. Si era già infatti da tempo provveduto a che quanti attorniavano Britannico fossero persone senza scrupoli e senza onore. Una prima volta a Britannico fu somministrato il veleno dai suoi stessi pedagoghi, ma, o perché poco potente, o perché diluito al fine di evitare un'azione immediata, fu una evacuazione intestinale a liberarlo. Nerone però, insofferente per un delitto di lento effetto, prese a minacciare il tribuno, a dar ordini per giustiziare l'avvelenatrice, perché, mentre loro si preoccupavano delle chiacchiere e di come giustificarsi, mettevano a repentaglio la sua sicurezza. Gli promisero allora una morte rapida, come se fosse stato colpito col ferro; in una camera vicina a quella di Cesare venne confezionato, con ingredienti già sperimentati, un veleno di effetto fulmineo.